Pubblicato da claudiacampli su 14 Febbraio, 2009
Via al toto-coalizione
13 febbraio 2009
Stalemate, impasse, deadlock, paralysis…sono queste le parole che ricorrono nei titoli della stampa israeliana e internazionale all’indomani del voto del 10 febbraio in Israele, che ha eletto la diciottesima Knesset del giovane Stato mediorientale. L’esito uscito fuori dalle urne infatti proietta nella totale incertezza e indeterminatezza la scena politica israeliana e di conseguenza lascia completamente aperti i giochi per la formazione della coalizione del futuro governo. Anche se bisogna attendere fino al prossimo mercoledì 18 per la pubblicazione e proclamazione ufficiale dei risultati elettorali. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da alicemarziali su 9 Febbraio, 2009
A ormai quasi ventiquattro ore dalle elezioni occuparsi del Likud e dei partiti di estrema destra significa riferirsi alle forze che insieme sembrano raccogliere i consensi del 66% del paese secondo gli ultimi sondaggi, senza dubbio un’ampia maggioranza. La situazione attuale è quella di una nazione in cui il dialogo politico interno è stato completamente ridotto all’afasia, a fronte di una netta svolta a destra, alla destra stessa di quei partiti che si sono già posizionati in questa parte dell’asse ideologico nella loro oscillazione politica, come Kadima, o che hanno cambiato il loro DNA politico in maniera abbastanza drastica, come il Labor. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da claudiacampli su 8 Febbraio, 2009
Dritti a destra: Netanyahu e Lieberman in pole position
8 febbraio 2009
A pochi giorni dall’election day, come prevedibile, la tensione fra i partiti e i candidati premier comincia a salire e i loro toni a farsi più accesi.
La cifra di questa campagna elettorale può ben dirsi lo spostamento netto a destra del fulcro dell’asse politico-partitico del sistema israeliano, sia per la radicalizzazione ulteriore dei partiti già collocati a destra, sia per il lento ma progressivo slittamento a destra del partito centrista. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da gaetanoditommaso su 5 Febbraio, 2009
Manca meno di una settimana all’elezione della nuova knesset e, sebbene la campagna elettorale sia vivissima in Israele (con la Livni che va a fare comizi in discoteca – stendiamo un velo pietoso – ), i giochi sembrano già fatti.
Infatti, la vecchia legge politica secondo cui in tempi di crisi e di insicurezza un uomo politico forte va sempre bene, sembra di nuovo pronta a dimostrare la sua validità. In fondo, non ha tanta importanza il passato politico (e non) di quest’uomo, il fatto che le sue idee sembrassero indifendibili, discriminatorie (illegali?) o aggressive: la dialettica elettorale assicura memoria a breve termine per l’elettore medio e uno sguardo verso il futuro non sempre lungimirante. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da valecardia su 5 Febbraio, 2009
Gli eventi su Gaza hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale ed al primo posto nell’agenda internazionale l’irrisolta questione israelo-palestinese, da qualche tempo passata in secondo piano.
La guerra, iniziata il 27 Dicembre, ha messo fine ad un periodo di relativa calma e stabilità, frutto di un cessate il fuoco di circa sei mesi stipulato tra Hamas ed il governo israeliano lo scorso giugno. Tale accordo prevedeva la fine dei lanci di razzi in territorio israeliano da parte palestinese, in cambio di un alleggerimento del blocco economico su Gaza da parte di Israele. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Andrea Pompozzi su 31 Gennaio, 2009
Con la proclamazione di una tregua unilaterale da parte d’Israele, il 18 gennaio scorso è terminata l’operazione Cast Lead. I Palestinesi di Gaza si ritrovano con circa 1300 morti, più di 5000 feriti e 100000 senzatetto (le case distrutte sono circa 21000), oltre ad una devastazione che ha causato danni per almeno 1,5 milioni di dollari. Gli Israeliani registrano 13 morti, di cui tre sono vittime civili. Ma al di là di questi importanti dati materiali, qual è lo scenario politico prodotto dalla guerra di Gaza? Quali sono ora i rapporti di forza tra Hamas e Israele, e quante possibilità ci sono di arrivare ad una tregua durevole tra le due parti? Chi esce davvero vincitore dal conflitto, chi ha raggiunto i suoi obiettivi? Quali sono gli “effetti collaterali” di questa campagna militare? Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Alessandro Accorsi su 30 Gennaio, 2009
Il sanguinoso e controverso conflitto di Gaza sembra essere giunto al termine, ma quali sono i risultati tangibili di tale conflitto?
Ha forse Israele raggiunto il suo dichiarato obiettivo di maggior sicurezza e stabilità, ristabilendo una capacità di deterrenza? Ha Israele ottenuto lo smantellamento delle postazioni lancia razzi, la distruzione dell’arsenale, la fine del contrabbando di armi, la rivolta dei palestinesi contro Hamas stesso o l’annientamento del Movimento Islamico? Hanno forse portato a casa una vittoria anche elettorale la Livni e Barak e una reputazione più candida Olmert?
Ha Hamas ottenuto migliori condizioni di vita a Gaza per la sua popolazione, fatto cessare il blocco dei valichi, rafforzato la sua posizione interna, spinto gli attori internazionali a considerarla un partner credibile e necessario con cui negoziare? Ha, forse, spinto Abbas a rivedere alcune sue posizioni? Ha inflitto una memorabile lezione a quei saccentoni sionisti dell’IDF? Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da gaetanoditommaso su 29 Gennaio, 2009
Le parole “To the Muslim world, we seek a new way forward, based on mutual interest and mutual respect….To those who cling to power through corruption and deceit and the silencing of dissent, know that you are on the wrong side of history, but that we will extend a hand if you are willing to unclench your fist” pronunciate durante il discorso inaugurale, l’annunciata (e poi firmata) chiusura del carcere di Guantanamo, la prima telefonata nel suo primo giorno in carica fatta ad Abbas, le successive telefonate ai leader regionali arabi, la nomina di Richard C. Hollbrook come “special adviser” e rappresentante per Pakistan e Afghanistan, la scelta della tv satellitare araba al-Arabyya per la prima intervista formale della presidenza, il primo National Security meeting riservato ad Iraq e Afghanistan, la scelta di George J. Mitchell come inviato per il Medio Oriente (e l’immediato inizio della sua missione nella zona): queste le carte messe sul tavolo mediorientale dal 44esimo presidente degli Stati Uniti durante la sua prima settimana in carica. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Folco Zaffalon su 26 Gennaio, 2009
Dopo 23 giorni di guerra e 1315 morti, di cui 400 bambini, si torna alla politica. I riflettori, intanto, sono tutti puntati su Obama e l’opinione pubblica torna a disinteressarsi dei palestinesi. I tre criminali di guerra Olmert-Barak-Livni cercano di trarre vantaggi dal conflitto. I primi sondaggi non mostrano grandi cambiamenti rispetto a quelli pre-attacco militare. Il Likud si mantiene in testa (29-31 seggi, ma un ultimo sondaggio lo da addirittura a 33), seguito da Kadima (23–26) e Labor (16), mentre è in forte crescita il partito di Lieberman, Yisrael Beiteinu (14-16). 1/4 degli Israeliani non hanno ancora preso una decisione.
E’ passata ormai più di una settimana dal cessate-il-fuoco unilaterale di Israele e il ritiro dei soldati ormai è quasi concluso. Riprende così la campagna elettorale, ancora totalmente incentrata sul problema della sicurezza nazionale. E’ stato possibile assistere ad una “tregua” elettorale durante il conflitto, mentre alla sua conclusione l’unità delle forze politiche è pronta a scannarsi sui risultati e le conseguenze dello stesso, in un ridicolo e tragico balletto sulla vita dei palestinesi.
Il vero vincitore della guerra è il militarismo Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da valentinabalzati su 26 Gennaio, 2009
Per dirlo con le parole di Uri Avnery (liberamente tradotte) “in questa guerra, la disparità tra le forze, tra l’esercito israeliano e le poche migliaia di combattenti di Hamas, scarsamente armati, è di uno a mille, forse di uno a un milione. Nell’arena politica lo scarto è ancora più grande. Ma nella guerra di propaganda è pressoché infinito.”
L’asimmetria, termine spesso utilizzato nel definire in generale il conflitto Israelo-Palestinese, e in particolare questo conflitto di capodanno a Gaza, ne è uscita esasperata, soprattutto a livello di rappresentazione e comunicazione. Leggi il seguito di questo post »
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