Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

L’ORRORE DI ZEITOUN

Posted by Folco Zaffalon su 10 gennaio, 2009

di Zvi Schuldiner

L’ufficio dell’Onu per il coordinamento degli aiuti umanitari denuncia «uno degli episodi più gravi» dell’operazione Piombo fuso e accusa l’esercito israeliano, con testimonianze alla mano dei sopravvissuti: nel quartiere Zeitoun a sud di Gaza City, 110 civili, intere famiglie con donne e bambini, sono stati prima ammassati e costretti a rimanere a forza dentro l’abitazione, poi, dopo 24 ore, sono stati bombardati. le vittime civili sarebbero 30, ma si scava ancora tra le macerie. E Haaret’z ha riportato quotidianamente le vicende dei morti e i feriti di una famiglia che non sono stati spostati per intere giornate.
La questione del sangue sta diventando molto importante per chi vuole realmente capire cosa sta succedendo. Ci sono state epoche in cui si poteva parlare di freno morale anche in tempo di guerra. Oggi le parti, sbronze di odio, non pensano più alle frontiere etiche. In Israele il disprezzo della vita umana si è manifestato in maniera brutale negli ultimi giorni. Non è solamente il crimine giornaliero organizzato con strumenti militari a essere legittimo, adesso tutto è giustificabile.
In nome «della patria e della sua esistenza» tutto è permesso e la cecità colpisce la maggioranza della popolazione. La forza aerea israeliana, i carri armati, i cannoni, tutto può essere utilizzato in modo indiscriminato ora che l’obiettivo giustifica qualunque mezzo, per criminale che sia. Anche se la stampa israeliana presenta non pochi «dilemmi umanitari», tutto questo non commuove l’apatia, né incrina le difese di quelli che oggi giustificano una politica quotidiana di carattere criminale.
E ora il consiglio di sicurezza dell’Onu chiede il cessate il fuoco a Gaza, ma non convince molto le parti. Il gabinetto di sicurezza del governo israeliano si riunisce e preferisce un pantano pieno di sangue e fuoco. Mentre Hamas continua a sparare razzi fin dal mattino.
Il primo ministro Ehud Olmert dichiara: «il governo di Israele non ha mai accettato che organismi esterni determinino il suo diritto a difendere la sicurezza dei suoi cittadini. L’esercito continuerà le sue operazioni per difendere i cittadini israeliani e porterà a termine le missioni che gli sono state assegnate. I missili di questa mattina contro i residenti del sud dimostrano che la risoluzione non serve e non sarà rispettata dalle organizzazione assassine palestinesi».
I missili che lancia Hamas sono il chiaro riflesso dell’oscura situazione dell’arena araba. Il 9 gennaio, ieri, inoltre era la data che dovrebbe significare la fine dell’esistenza legale dell’Autorità palestinese presieduta da Abu Mazen. In assenza di elezioni il suo mandato è considerato illegale da Hamas.
L’esistenza politica di Abu Mazen però, dipende anche dai dissensi in seno alla Lega araba. La Siria, che ne disputa la leadership all’Egitto, appoggia Hamas, continua sulla linea iraniana e ha consigliato al movimento islamico di non accettare la risoluzione dell’Onu. Al contrario gli egiziani (che vogliono rafforzare Abu Mazen però hanno anche influenza su Hamas) volevano arrivare a un cessate il fuoco che non solo avrebbe permesso di fare passi avanti al conflitto israelo-palestinese, ma anche di riprendere il discorso dell’unità palestinese, probabilmente una della chiavi per risolvere la situazione attuale.
Apparentemente il governo israeliano non avrebbe deciso di allargare l’azione militare, a prescindere dal fatto che invece decine di migliaia di riservisti sono stati mobilitati e sono pronti per la guerra. In un’atmosfera pre-elettorale nella quale la classe politica brilla per cinismo e disprezzo della vita, i dubbi sono grandi. Anche coloro che appoggiano la guerra e quelli che partecipano agli entusiasti cori di imbecillità patriottica sanno che Gaza sarà un gran pantano nel quale le illusioni israeliane di far cadere il governo di Hamas potrebbero essere facilmente coperte dai fiumi di sangue da spargere, incluso quello dei soldati israeliani.
Nel momento in cui tutti sanno che il cessate il fuoco è l’unica via d’uscita dal pantano di sangue e fuoco che si vive a Gaza e nel sud di Israele e tutti sono consapevoli che l’azione militare israeliana non conseguirà nessun obiettivo reale, continuare la guerra diventa doppiamente criminale.
L’esercito israeliano sta radendo al suolo Gaza, decine di migliaia di palestinesi sono vittime dell’aggressione, ma non intacca la base della forza di Hamas e di fronte a quel balletto di distruzione, la maggioranza dell’opinione pubblica internazionale continua a rimanere ferma.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090110/pagina/01/pezzo/239083/

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