Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

«La Striscia all’Egitto, ma per Abu Mazen sarà un colpo mortale»

Posted by Folco Zaffalon su 11 gennaio, 2009

di Michelangelo Cocco
LA POLITOLOGA

Mentre l’offensiva contro Gaza sembra avviarsi verso quella che i comandi militari israeliani definiscono la «fase tre», nuove operazioni militari seguirebbero i bombardamenti e l’invasione delle truppe di terra, restano tanti i dubbi sugli effetti, che «Piombo fuso» potrà determinare sul campo di battaglia e nella politica. Ne abbiamo discusso con Leila Farsakh, docente di scienza politica all’Università di Boston. Palestinese con cittadinanza americana, Farsakh è in questi giorni a Ramallah dove l’abbiamo raggiunta al telefono.
Come si spiega il fatto che, malgrado le tv satellitari mandino in onda a ripetizioni le immagini dei massacri di Gaza, i palestinesi della Cisgordania non si ribellino contro l’occupante?
È una circostanza che colpisce anche me, ma ci sono diverse ragioni che la spiegano. Anzitutto l’Autorità palestinese (Anp) di Abu Mazen sta impedendo le manifestazioni. Ieri (venerdì, ndr) ce n’è stata una qui a Ramallah, alla quale hanno partecipato circa tremila persone. Il corteo è stato seguito da centinaia di agenti di tutte e quattro le branche degli apparati di sicurezza dell’Anp, armati di tutto punto. Appena uno dei dimostranti ha inneggiato ad Hamas, è stato bastonato e sono partite le cariche. Diciamolo chiaramente: per quanto riguarda gli apparati repressivi l’Anp è diventata molto simile ai regimi arabi. Dopo la morte di Arafat, l’Anp ha modificato la sua funzione, attribuendosi quella di mantenere l’ordine e cercare di ottenere lo Stato palestinese che le è stato promesso proprio garantendo il controllo sociale. Ma c’è anche un altro motivo per cui le proteste non esplodono: in questo momento Hamas non ha interesse a causare una rivolta in Cisgiordania, perché non vuole una guerra civile, perché è tutta concentrata su Gaza e perché nella West Bank è indebolita dagli arresti, negli ultimi mesi, di centinaia di suoi militanti, dirigenti e sindaci da parte delle truppe d’occupazione. Inoltre la sinistra, che pure è a favore della resistenza all’occupazione, non ha elaborato un progetto politico capace di canalizzare la rabbia della gente.
Qual è l’obiettivo dell’offensiva israeliana?
Il primo obiettivo – molto difficile da raggiungere – è quello di eliminare Hamas. Un così alto numero di vittime si spiega anche col tentativo di far ribellare la gente contro il governo degli islamisti: come in Libano nel 1982 quando, dopo 80 giorni di assedio a Beirut, i libanesi chiesero all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) di lasciare il Paese dei cedri. Quello del cambiamento di regime rappresenta un risultato molto difficile, anche perché non credo che l’Anp avrebbe mai il coraggio di rientrare a Gaza subito dopo il ritiro dei carrarmati israeliani. L’altro obiettivo è quello di indebolire fortemente gli islamisti.
Perché per Hamas il valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto, ha così tanto valore?
Anzitutto perché controllare il lato palestinese del confine con l’Egitto rappresenta per loro una forma di riconoscimento politico internazionale. Prima che – in risposta all’assedio israeliano – sei mesi fa riprendessero il lancio di razzi, gli islamisti avevano dimostrato (agli israeliani e agli altri palestinesi) di saper controllare quel valico e, più in generale, l’intera Striscia. Dopo che, l’anno scorso, gli israeliani hanno rotto la tregua compiendo raid militari a Rafah, sono ripresi i lanci di Qassam verso lo Israele. Ora Israele e Abu Mazen vorrebbero affidare il controllo del valico all’Anp, mentre Hamas lo rivendica per sé. L’Egitto, che fino a poco fa aveva gestito la frontiera con Hamas, ora è interessato a indebolire Hamas, obiettivo che coincide con quello «minimo» israeliano.
Quali effetti avrà sul rapporto tra Hamas e Fatah un’offensiva così sanguinosa?
L’attacco, partito con l’obiettivo di indebolire ed eventualmente eliminare Hamas, produrrà degli effetti profondi. Hamas sta dimostrando di saper resistere. A questo punto, potrebbero esserci due ripercussioni, entrambe di grande portata. Per cominciare ritengo che sarà trovata una soluzione che – probabilmente assieme ad Hamas – permetterà all’Egitto di avere un ruolo di primo piano nel controllo della Striscia di Gaza. Ma il vero perdente in questa faccenda è Fatah, perché da gran parte della popolazione viene ormai visto come il partito che, con Gaza sotto le bombe, ha tradito la causa palestinese. Quindi, parallelamente al rientro dell’Egitto a Gaza, potrebbe prodursi un crollo dell’Anp, che farebbe rientrare la Cisgiordania nell’orbita della Giordania.
Altro che Stato unico. Si va verso i «tre stati»: Israele, Gaza egiziana e Cisgiordania giordana?
Gaza e Cisgiordania non possiamo chiamarli Stati: Gaza non lo diventerà mai, la Cisgiordania, durante altri anni di negoziati senza senso, sarà «venduta» all’opinione pubblica come stato. L’unico modo per impedire questa sciagura è rifondare l’Olp, con Hamas all’interno e maggior peso per la sinistra.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090111/pagina/05/pezzo/239197/

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: