Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Colpiti agenzia Onu e palazzo dei media. Ucciso ministro dell’Interno di Hamas

Posted by valecardia su 15 gennaio, 2009

CORRIERE DELLA SERA

la denuncia di civili palestinesi in fuga: spari su di noi, nonostante bandiere bianche

Bombardata la casa di Said Siam, morti anche diversi familiari. Proseguono gli sforzi diplomatici per la tregua

GAZA – La Striscia di Gaza ha vissuto giovedì una delle giornate più violente dall’inizio del conflitto: i colpi israeliani hanno centrato anche una sede dell’Onu, un palazzo dei media e una piccolo ospedale. I soldati, appoggiati da elicotteri, carri armati e artiglieria pesante, sono entrati ancora una volta nei quartieri più densamente popolati di Gaza City. Migliaia di civili palestinesi sono fuggiti dalle loro case, chi in pigiama, chi spingendo anziani su sedie a rotelle. Fonti palestinesi riferiscono di accesi combattimenti nel quartiere di Tal al-Hawa e di incursioni di blindati nei quartieri di Sajaiya e Zaitun.

UCCISO LEADER DI HAMAS – Un raid ha fatto una vittima illustre: Said Siam, leader di Hamas e ministro dell’Interno nel governo di fatto del movimento integralista. È stato colpito nella sua casa a Gaza City da un ordigno sganciato da un F16 e con lui sono morti un figlio di Siam, un fratello e alcuni familiari di quest’ultimo. Poco dopo le brigate Ezzedine al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno minacciato vendetta: «Il suo sangue non sarà versato invano – si legge nel comunicato -. Non risponderemo con le parole ma con atti concreti».

SPARI SUI CIVILI Alcuni civili palestinesi in fuga hanno denunciato di essere stati attaccati dalle forze israeliane mentre cercavano di fuggire dalle loro case, mettendo in mostra la bandiera bianca. Lo riporta la Bbc online che ha ricevuto la testimonianza – insieme all’organizzazione israeliana per i diritti umani B’tselem – di una donna colpita alla testa. Israele afferma che la denuncia è «senza fondamento». Una famiglia palestinese ha detto di essere stata colpita dagli spari durante le tre ore di tregua umanitaria quotidiana, mentre stava riempiendo taniche d’acqua. Una situazione che preoccupa fortemente la comunità internazionale e dal Vaticano arriva un appello a favore delle popolazioni civili, che stanno subendo «violazioni di diritti e della dignità».

COLPITA AGENZIA ONU – Durante la nuova offensiva Israele ha colpito la sede dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che si occupa dei profughi palestinesi: tre dipendenti sono rimasti feriti (video). Secondo il portavoce Chris Gunness, sull’edificio – dove avevano trovato rifugio 700 civili – sono arrivati tre proiettili al fosforo bianco, che hanno provocato un incendio. L’agenzia ha sospeso le attività. Anche l’organizzazione umanitaria americana Care International è stata costretta a bloccare la distribuzione di aiuti umanitari. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è detto «indignato» per il bombardamento nel quartier generale dell’Unrwa e ha chiesto che sia aperta un’inchiesta. Il presidente dell’assembla generale Onu, Miguel d’Escoto, ha accusato Israele di violare il diritto internazionale nell’offensiva che in 20 giorni ha causato più di mille morti. Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak si è scusato, parlando di «grave errore», ma il governo ha sottolineato che l’attacco è seguito al lancio di razzi partiti dall’interno dell’edificio. «Non vogliamo che tali incidenti si ripetano e mi rammarico per quanto accaduto – ha detto il premier Olmert -. Ma Hamas ci ha attaccato dall’edificio dell’Unrwa». Notizia smentita dalla stessa agenzia Onu: «All’interno dell’edificio non c’era nessun combattente e nessun colpo è stato esploso contro i soldati israeliani» ha detto il portavoce Sami Mshasha. Giorni fa l’artiglieria israeliana aveva attaccato tre scuole gestite dall’Unrwa che ospitavano alcune centinaia di sfollati; in quel caso persero la vita 45 persone, molte donne e bambini.

IL PALAZZO DEI MEDIA – Preso di mira anche l’edificio che ospita numerosi giornalisti di testate arabe e internazionali, il grattacielo di Al-Shuruq: feriti due cameraman che lavorano per la tv di Abu Dhabi. Il grattacielo, nel quartiere centrale di Rimal a Gaza City, ospita anche l’agenzia Reuters e le emittenti Fox, Sky e Al Arabi. «Gli israeliani non vogliono nessuno, colpiscono coloro che filmano i loro crimini – ha dichiarato Aiman Rozi, capo della sede di Gaza della tv di Abu Dhabi, ferito insieme a un tecnico della stessa emittente -. A Gaza non ci sono più posti sicuri, né gli uffici dell’Onu, né gli ospedali, né le sedi dei media. E che non c’è dove scappare».

IN FIAMME OSPEDALE – È stata colpita infine la sede della Mezzaluna Rossa, nella zona di Tel Hawa, che ospita anche l’ospedale di Al-Quds. L’edificio si è incendiato. Dentro c’erano 500 persone, tra operatori sanitari e feriti: tra loro si è scatenato il panico. Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha detto di non sapere se vi siano vittime. «L’ospedale è stato colpito da almeno un tiro diretto e tutti i pazienti hanno dovuto essere trasferiti al piano terra» ha raccontato Bashar Morad, responsabile della Mezzaluna rossa. Per il presidente del Cicr, Jacob Kellenberger, «è inaccettabile che persone ferite in cura all’ospedale siano messe in pericolo». Kellenberger ha appena concluso una visita di tre giorni a Gaza e in Israele: nei colloqui con i ministri israeliani della difesa Barak e degli esteri Livni, ha ribadito che il diritto umanitario internazionale obbliga le parti a risparmiare i civili e a proteggere le infrastrutture e il personale medico in ogni circostanza. Giovedì è stato bombardato anche un deposito della Croce rossa palestinese pieno di materiale di soccorso.

RAZZI SU ISRAELE: 10 FERITI – Dal fronte avversario sono stati sparati altri razzi a Beer Sheva, nel Neghev, seminando la paura fra la gente e ferendo dieci persone. Secondo la radio militare israeliana si è trattato dell’attacco più sanguinoso negli ultimi giorni. Tre dei feriti sono gravi. I raid aerei israeliani hanno causato la morte di almeno sedici palestinesi, tra cui un ragazzo di 13 anni. Altre cinque persone sono rimaste ferite in un attacco contro una moschea di Rafah. Nella notte quattro unità della Marina israeliana hanno intercettato a un centinaio di miglia a nord di Gaza la «Spirit of Humanity», nave dell’organizzazione pacifista Free Gaza con a bordo 21 persone tra cui medici, giornalisti, politici (anche Francesco Caruso, eurodeputato di Rifondazione comunista) e 200 casse di aiuti. Fonti dell’ong hanno riferito che, dopo che le unità israeliane hanno minacciato di far fuoco, l’imbarcazione, che batte bandiera greca, ha fatto rotta verso Cipro.

 

 

15 gennaio 2009(ultima modifica: 16 gennaio 2009)

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