Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Tre settimane di distruzione non fermano i razzi e scalfiscono appena la forza militare di Hamas

Posted by Folco Zaffalon su 15 gennaio, 2009

di Michele  Giorgio – GERUSALEMME

Mille palestinesi morti, tra i quali diverse centinaia di civili, oltre 4.500 feriti, distruzioni immense, infrastrutture pubbliche in ginocchio, decine di migliaia di senzatetto. Questo è il quadro di Gaza dopo 19 giorni di bombardamenti aerei, cannoneggiamenti, e attacchi con i mezzi corazzati finalizzati, secondo la versione ufficiale israeliana, a «mettere fine ai lanci di razzi» dalla Striscia di Gaza e a «smantellare il braccio armato di Hamas». E invece, dopo quasi tre settimane di carneficina, si scopre che l’ala militare del movimento islamico – le «Brigate Ezzedin Qassam» e la «Tanfisiyeh» (Forza esecutiva) – non sta poi così male, anzi. Il colpo più duro l’ha subito la struttura politica e sociale di Hamas. L’aviazione israeliana infatti ha raso al suolo ministeri, uffici pubblici, caserme e persino un buon numero di istituzioni di carità considerate il «motore» di Hamas nella società. Ha anche colpito stadi, centri sportivi e, ieri, persino un cimitero. Bombe che hanno provocato una grave crisi umanitaria e che sono costate la vita a tanti civili innocenti ma che, come molti avevano previsto all’inizio dell’operazione «Piombo fuso», hanno soltanto scalfito le potenzialità militari di Hamas.
A dirlo sono gli stessi servizi segreti e l’esercito di Israele. Sono stati uccisi in questi 19 giorni di guerra oltre 300 combattenti di Hamas e circa 150 di altre formazioni armate – al Aqsa (Fatah), al Quds (Jihad), Abu Ali Mustafa (Fronte popolare), Comitati di resistenza popolare e Fronte democratico – mentre i feriti sono stati diverse migliaia (2.500 secondo il Jerusalem Post). Ma Hamas può contare su almeno 20mila militanti armati e la resistenza accanita all’avanzata dei reparti israeliani osservata in questi ultimi giorni conferma che il morale dei miliziani non è affatto crollato. Non solo. Restano intatte le comunicazioni tra i «comandi» e i militanti sul terreno incaricati di lanciare i razzi, come ha notato anche l’analista militare israeliano Yossi Melman. Hamas e altri gruppi – ha scritto Melman – hanno sparato in 16 giorni di «Piombo fuso» oltre 530 razzi, di cui 40 tra domenica e lunedi, con una media giornaliera di 30 lanci verso il territorio meridionale dello Stato ebraico, ed un picco di 74 nel terzo giorno dell’offensiva. In maggioranza erano Qassam (con un raggio intorno a 10 km) prodotti artigianalmente a Gaza, mentre 60 (il 12%) erano Grad (katiusha) – hanno colpito Ashqelon, Ashdod, Bersheeva e Gedera – entrati nella Striscia di Gaza attraverso i tunnel sotterranei con l’Egitto. Hamas sarebbe in possesso ancora di un centinaio di questi razzi con una gittata più lunga (30-40 km), pronti all’uso in caso di «necessità» ed inoltre non avrebbe ancora impiegato negli scontri più cruenti, come desideravano i comandi israeliani, gran parte delle sue forze.
Se l’obiettivo dell’offensiva devastante avviata da Israele il 27 dicembre era quello di fermare i razzi e distruggere la struttura militare del movimento islamico, allora è stato completamente mancato. Se invece era quello di innescare una reazione anti-Hamas tra i palestinesi di Gaza, l’esito è stato ugualmente fallimentare perché sino ad oggi non si sono levate voci significative contro i leader islamici (il movimento, peraltro, ha guadagnato sostenitori e popolarità nel mondo arabo). Se poi l’obiettivo principale, ma ufficialmente negato, era quello di infliggere una terribile punizione collettiva a 1,5 milioni di abitanti di Gaza, allora è stato pienamente raggiunto. La popolazione civile palestinese avrà bisogno di alcuni anni e di finanziamenti ingenti per risollevarsi dai colpi devastanti che ha subito per giorni e giorni.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090115/pagina/04/pezzo/239507/

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