Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Israele dice sì alla tregua unilaterale. Mubarak e l’Onu: «Ma si ritiri subito»

Posted by valecardia su 17 gennaio, 2009

CORRIERE DELLA SERA

Il Cairo: domenica il summit internazionale su gaza A Sharm

Olmert annuncia lo stop all’offensiva: raggiunti tutti i nostri obiettivi, Hamas colpita duramente

MILANO – Israele ha deciso il cessate il fuoco unilaterale. Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha confermato ufficialmente quanto era stato ipotizzato nelle ultime ore e ha spiegato che la decisione è stata adottata dal gabinetto di sicurezza di Israele in quanto Hamas è stata colpita «in modo pesante» e che l’esercito di Gerusalemme ha pienamente realizzato e perfino superato gli obiettivi che si era prefissato nel lanciare l’operazione «Piombo Fuso». La decisione di interrompere le ostilità era stata anticipata nel tardo pomeriggio da una telefonata dello stesso Olmert al presidente egiziano Hosni Mubarak, uno dei più attivi sul fronte diplomatico dall’inizio di questa ennesima crisi nell’area mediorientale.

IL NODO DEL RITIRO – Israele è dunque pronto a interrompere i bombardamenti, i lanci di artiglieria e le incursioni dei suoi soldati. Ma non lascerebbe la Striscia: le truppe di Tsahal prima di ripiegare dovranno accertare l’effettiva messa in sicurezza della regione con l’interruzione definitiva dei lanci di missili verso il territorio israeliano. L’esercito, inoltre, risponderà a eventuali attacchi da parte di Hamas. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha invece detto che «questa dichiarazione unilaterale dovrebbe essere accompagnata da un calendario per il ritiro israeliano». Una richiesta analoga a quella avanzata dallo stesso Mubarak, che ha anche annunciato che organizzerà una conferenza internazionale per la ricostruzione della Striscia.

VERTICE DI PACE – Nel frattempo, però, l’offensiva israeliana a Gaza continua. L’Egitto ha un ruolo di primo piano sul fronte diplomatico. Il Cairo sta lavorando al vertice di pace, convocato per domenica pomeriggio a Sharm El-Sheikh. Fonti della presidenza egiziana hanno confermato il vertice, con la partecipazione di esponenti dell’area e capi di Stato e di governo europei (dovrebbe partecipare anche l’Italia). Non ci saranno invece il primo ministro di Israele, Ehud Olmert, e il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), Abu Mazen, di cui invece era stata annunciata la presenza. Nel frattempo, il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, ha inviato una lettera congiunta con il presidente francese Nikolas Sarkozy, il premier britannico Grodon Brown e il cancelliere tedesco Angela Merkel a Mubarak e Olmert. Nella lettera si sostengono gli sforzi dei governi israeliano ed egiziano per giungere ad un cessate il fuoco duraturo a Gaza e si manifesta la disponibilità ad assumere una serie di misure tese a facilitare il raggiungimento di questo risultato. Lo stesso Berlusconi rende noto di aver ricevuto rassicurazioni da Mubarak «riguardo al fatto che ci sarà il cessate il fuoco unilaterale da parte di Israele, che non può trattare direttamente con Hamas».

HAMAS NON CEDE – Hamas, dal canto suo, assicura che non cederà le armi in caso di stop unilaterale israeliano. Lo afferma dal Cairo Osama Abu Hemdan, uno dei leader di Hamas: «Questo cessate il fuoco unilaterale non prevede il ritiro» dell’esercito israeliano e «finché resterà a Gaza la resistenza e lo scontro proseguiranno», ha poi dichiarato Hamdane, rappresentante di Hamas a Beirut. Secondo lui, questa tregua «è un tentativo di aggirare il piano egiziano« in vista di una tregua negoziata.

L’EGITTO: « ISRAELE OSTACOLA LA PACE» – Il governo egiziano, mentre promuove il vertice straordinario accusa al tempo stesso Israele di essere uno dei principali ostacoli a un accordo di tregua condiviso. Il Cairo ha atteso la tarda mattinata per commentare l’annuncio di Israele della tregua unilaterale concordata con gli Usa, definendo «l’intransigenza israeliana» uno dei principali ostacoli agli «sforzi egiziani» per la tregua. «Israele è ubriaco di potenza e di violenza», ha detto il ministro degli Esteri egiziano, Ahmad Aboul Gheit, aggiungendo di sperare che si possa arrivare a una tregua «il più rapidamente possibile».

L’ONU PROTESTA – Intanto un responsabile delle Nazioni Unite ha condannato il bombardamento israeliano che ha colpito una scuola gestita dalle Nazioni Unite e utilizzata come rifugio a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, in cui ci sono state sei vittime. Il portavoce Chris Gunness ha indicato che nella scuola c’erano 1.600 persone che cercavano protezione dall’offensiva militare dello stato ebraico, in corso dal 27 dicembre. E l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato una risoluzione che richiede un’immediato cessate il fuoco a Gaza, con 142 voti favorevoli, 4 contrari e otto astensioni. L’Assemblea chiede «il pieno rispetto della risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza».

IN CISGIORDANIA – In Cisgiordania le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese hanno inasprito le misure repressive nei confronti dei sostenitori di Hamas. Secondo fonti palestinesi citate dal Jerusalem Post, le ultime misure adottate dagli uomini di al Fatah in Cisgiordania, in coordinamento con l’esercito israeliano e con esperti americani in materia di sicurezza, mirano a impedire un eventuale tentativo di Hamas di rovesciare l’Autorità palestinese. All’inizio della settimana responsabili della sicurezza israeliana avevano espresso la loro soddisfazione per il livello di coordinamento raggiunto tra le forze dell’Anp, l’esercito israeliano e lo Shin Bet (i servizi di sicurezza interni) nella lotta contro Hamas in Cisgiordania.

17 gennaio 2009

 

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