Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Israele per una tregua unilaterale e doppio accordo con Usa ed Egitto

Posted by Folco Zaffalon su 17 gennaio, 2009

it.peacereporter.net

Nessun riconoscimento di soggetto politico a Hamas. La riapertura dei valichi pare condizionata al rilascio del soldato Shalit

I fatti.
Un cessate il fuoco unilaterale, senza che le truppe lascino, per ora, la Striscia di Gaza. Israele potrebbe annunciare questo passo sabato, dopo aver incassato un doppio accordo. Il primo, quello con il Dipartimento di stato Usa. Il secondo con la forte diplomazia egiziana. I due accordi riguardano lo stesso punto: il riarmo di Hamas dopo la dura offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza. Il memorandum di intesa Usa-Israele firmato oggi a Washington tra il segretario di Stato Condoleezza Rice e il ministro degli esteri Tzipi Livni impegna gli Stati Uniti ad aiutare Israele ad arginare il contrabbando di armi verso la Striscia, «via mare, per via aerea o via terra». Inoltre, secondo il sito on line del quotidiano israeliano Haaretz, l’ufficio del primo ministro Ehud Olmert ha riferito che oggi, durante la visita dell’emissario israeliano Amos Gilad al Cairo, «sono stati fatti progressi». Israele chiede all’Egitto un chiaro impegno per bloccare il traffico di armi dal suo territorio. L’inviato di Israele al Cairo, Amos Gilad, ha respinto la proposta di tregua egiziana, perchè limitata a un anno. Israele la esige illimitata. Secondo la rete televisiva in lingua araba al-Arabiya e il quotidiano israeliano Haaretz. Israele è pronta a riaprire i confini di Gaza solo se Hamas rilascerà inoltre Gilad Shalit, il soldato israeliano catturato dai militanti palestinesi nel 2006
I negoziatori egiziani hanno riferito ai negoziatori di Hamas la decisione israeliana di ignorare le loro richieste e il ruolo di interlocutore politico.

L’annuncio ufficiale della strada intrapresa dalla diplomazia di Tel Aviv è atteso per oggi, sabato. Domenica summit al Cairo fra il presidente egiziano Mubarak, il premier israeliano Olmert e il presidente – decaduto da alcuni giorni – dell’Anp Abu Mazen. L’annuncio è un segnale significativo del successo della politica israeliana, che attraverso le scelte che si stanno componendo in queste ore, dimostra di non aver mai avuto nessuna intenzione di riconoscere autorevolezza politica a Hamas e di aver giocato sul tavolo statunitense e quello egiziano senza preoccuparsi di venir meno alle risoluzioni vincolanti delle Nazioni Unite.

L’analisi.
Militari dentro la Striscia, valichi chiusi senza la liberazione di Shalit, nessuna intermediazione con Hamas: se il finale, come pare, si avvia ad essere questo, la carta diplomatica giocata da Israele avrà sortito solo accordi di polizia e repressione militare e di intelligence. Lasciando tragicamente intatti tutti gli altri temi, politici, sul territorio.
Il Centre for European Policiy Studies (Ceps), autorevole centro studi internazionale con sede a Bruxelles, pubblica un articolo. Il titolo è ‘l’inferno di Gaza, l’Ue deve cambiare la sua politica’. A firmarlo Michael Emerson, uno dei ricercatori ai vertici del Ceps, Natalie Tocci e Richard Youngs. “L’attuale conflagrazione a Gaza – spiegano i tre nell’articolo – richiede un importante ripensamento della politica da parte dei governi europei”. Secondo il Ceps, “deve esser riconosciuto che l’idea di ‘sconfiggere Hamas’ a Gaza, perseguendo allo stesso tempo i colloqui solo con la Cisgiordania controllata da Fatah, ha peggiorato la situazione. Non è la via verso la pace, rende anzi meno probabile una pace sostenibile”. Invece “tale politica è stata apertamente perseguita da Israele e favorita dall’amministrazione Bush, ma è stata anche sostenuta da troppi governi europei. L’attuale discesa all’inferno a Gaza è precisamente il culmine di questo approccio, con l’evidente tentativo di Israele di sradicare il regime di Hamas a Gaza”. Per i tre ricercatori, “bisogna dialogare con Hamas. Non perché l’Europa debba cedere alle posizioni formali più radicali dell’organizzazione. Se non dialoga non può sperare di influenzare la ben nota divisione tra la leadership di Hamas che si è rivelata l’ultimo anno. Al contrario, la mancanza di dialogo ha solo rafforzato gli elementi più duri all’interno di Hamas sin dalla vittoria elettorale del gennaio 2006”. Sta accadendo esattamente tutto il contrario.


Gaza si sveglia al 22mo giorno di Piombo fuso, fase finale
. Tzipi Livini ha detto a Wasghington che le operazioni delle forze israeliane a Gaza “mirano ad agevolare il processo di pace, non a danneggiarlo”. Le operazioni che ‘mirano’ ad agevolare la pace hanno totalizzato, secondo l’agenzia palestinese Maan, nel momento in cui scriviamo, 1.169 morti, di cui 370 bambini e 85 donne. I feriti sarebbero 5.015, fra questi almeno 1.745 sono bambini.

http://it.peacereporter.net/articolo/13776/ISRAELE+PER+TREGUA+UNILATERALE.+ACCORDO+CON+USA+ED+EGITTO

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