Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Per Israele Hamas, sconfitto ma ancora in sella, può far comodo

Posted by claudiacampli su 17 gennaio, 2009

dal nostro inviato Ugo Tramballi

17 Gennaio 2009

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GERUSALEMME – «Mi auguro che stiamo entrando nella fase finale del gioco e stia per essere raggiunto l’obiettivo di una quiete nel Sud, sostenibile e durevole», dice Mark Regev, portavoce del premier israeliano. Detto così, la guerra che sta per finire sembra già un problema da archivio storico mediorientale. È difficile che dopo tre settimane di operazioni lo Stato ebraico e le forze armate più potenti della regione si accontentino di questo obiettivo. Non è solo per un «inalienabile diritto all’autodifesa» che Israele ha sfidato le critiche del mondo, colpito dal risultato finale dell’applicazione di questa necessità: più di mille morti contro 13. In realtà del conflitto di Gaza non è ancora chiaro quando e come finirà. Né quale fase inaugurerà: ogni guerra ha aperto nella regione una stagione nuova e più incerta di quella che l’aveva provocata.
Israele stravince
Andando oltre l’obiettivo dichiarato, gli israeliani non si accontentano di annichilire la struttura militare di Hamas e, impedito il suo riarmo attraverso l’Egitto, smilitarizzano la striscia di Gaza. A volte la vittoria va oltre quanto gli strateghi avevano previsto: la Guerra dei Sei giorni del 1967 è l’esempio più famoso. Oltre alla sua ala militare, dunque, viene sradicata anche quella politica. Il Partito islamico si riduce ai minimi termini e a Gaza torna la polizia dell’Autorità palestinese. Non è solo il sogno di Fatah: è l’obiettivo degli Usa, l’auspicio degli europei e l’inconfessabile speranza del modo arabo. L’intera regione avrebbe opportunità migliori per raggiungere una pace generale. Ipotesi improbabile.
Hamas resta al potere
Realizzando gli obiettivi originari, l’operazione iniziata tre settimane fa si chiude con la vittoria militare. Sconfitto e umiliato, Hamas resta al potere a Gaza. Forse è questo il vero scopo dell’operazione “Piombo fuso”. Le Palestine restano due, entrambe smilitarizzate, ma ancora senza essere uno Stato. Entro qualche mese il processo di pace iniziato l’anno scorso ad Annapolis, si rimetterà in moto. Israeliani e palestinesi dovranno accordarsi su questioni controverse come le frontiere, la spartizione di Gerusalemme, il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e le colonie ebraiche. L’esistenza di due realtà palestinesi, una buona e l’altra che ancora non riconosce l’esistenza di Israele, sarà di grande aiuto ai negoziatori israeliani. Difficile creare uno Stato solo di due Palestine così opposte. Ipotesi probabile.
Hamas non viene disarmato
Alle soglie di una sconfitta sul campo così evidente, una inopinata vittoria del partito islamico va precisata meglio. Dopo la tregua permanente o il ritiro di Tsahal da Gaza, ad Hamas basta lanciare un solo razzo su Israele per rinnovare la sua sfida. Per quanto la minaccia del Sud sia decisamente ridotta, la regione non è definitivamente pacificata. E l’operazione di Gaza assume qualche somiglianza fastidiosa con la guerra del Libano del 2006: quando Israele non vince è quasi come una sconfitta. Ipotesi non del tutto improbabile.
Netanyahu al Governo
In Israele si vota il 10 febbraio e la guerra non ha modificato l’essenza dei sondaggi. Kadima e Labour al Governo guadagnano seggi ma il Likud di Bibi Netanyahu resta il favorito. Il fronte dei partiti di destra e religiosi raggiunge molto più facilmente la maggioranza parlamentare del blocco di centro-sinistra. Ma in buona parte è una destra imbarazzante: militarista, ultraortodossa e razzista. Bibi sarebbe costretto a realizzare quello che in realtà desidera: guidare un Esecutivo di unità nazionale con Kadima e laburisti. Sarebbe lui a definire il passo della trattativa con i palestinesi: un ritmo più cauto, che non prevede l’immediata nascita di uno Stato. I palestinesi moderati non potrebbero dimostrare che la scelta della trattativa paga più della lotta armata. Hamas, se nel frattempo è riuscito a sopravvivere politicamente a Gaza, riconquista forza. Ipotesi possibile.
Arriva Obama
Finora è stato il solito Medio Oriente. Il nuovo presidente americano potrebbe inventarne uno nuovo. Nuovo approccio; nessun ostacolo ideologico alla trattativa con chiunque accetti i minimi requisiti di civiltà; revisione del significato di “mediatore onesto” capace di premere sui palestinesi come sull’antico alleato israeliano; collocazione della questione in un quadro più ampio di stabilizzazione dei conflitti regionali: Siria, Libano, Iraq, Iran. Si accettano scommesse

Il Sole 24 Ore

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