Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Hamas accetta il cessate il fuoco. Israele: «Il ritiro è cominciato»

Posted by valecardia su 18 gennaio, 2009

Olmert: «Non intendiamo restare». vertice della pace, c’è anche Berlusconi

Tregua violata al mattino, poi torna la calma. E Gerusalemme avvia il ritiro dei primi soldati

MILANO – «Se il cessate il fuoco sarà stabile Israele uscirà dalla striscia di Gaza, che non ha mai avuto intenzione di riconquostare». Il premier israeliano Ehud Olmert chiude così una giornata fondamentale per la crisi innescata una ventina di giorni fa nella Striscia di Gaza. Al termine del vertice di pace organizzato a Sharm El Sheikh dall’Egitto il premier israeliano ha prima dato il via al ritiro «parziale» delle prima unità militari. Poi, alla presenza dei sei leader europei giunti dal vertice di Sharm, ha precisato che Gerusalemme non ha intenzione di occupare militarmente la Striscia.

TV ISRAELIANA: «INIZIATO IL RITIRO» –Il ritiro israeliano da Gaza è iniziato in serata. A dare l’annuncio la televisione privata Canale 10, secondo cui diverse unità domenica sera sono rientrate in territorio israeliano. Si tratta, ha precisato l’ emittente, di colonne di mezzi blindati e di unità di fanteria. All’ingresso in Israele – ha aggiunto l’emittente televisiva israeliana – i militari sventolano sorridendo le bandiere nazionali e fanno con le dita il segno della vittoria.

HAMAS: SI’ ALLA TREGUA – Hamas, nel pomeriggio, aveva accettato il cessate il fuoco e lo stesso vale per le diverse fazioni palestinesi riunite a Damasco. Ne aveva dato notizia un portavoce della Jihad islamica, uno dei gruppi che si sono ritrovati nella capitale siriana, dopo che già un rappresentante di Hamas aveva annunciato la decisione di far tacere temporaneamente le armi. I gruppi armati palestinesi hanno fatto sapere che «per una settimana» interromperanno le ostilità, ma in questo lasso di tempo l’esercito israeliano dovrà provvedere a lasciare il territorio della Striscia. Però dal vertice per la pace sono arrivate anche da alcuni leader europei, in primo luogo dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dal premier britannico Gordon Brown, sollecitazioni a Gerusalemme per un ritiro dei propri soldati: «non c’è ragione perché restino a Gaza». Silvio Berlusconi, dal canto suo, ha fatto sapere che nel quadro di un intervento multinazionale di interposizione l’Italia è pronta ad una partecipazione attiva con l’invio di reparti di carabinieri per presidiare i valichi.

ATTACCO E RITORSIONE – Le premesse non erano state buone. Il cessate il fuoco era durato solo lo spazio di poche ore: nella notte, a tregua unilaterale già iniziata, diversi razzi lanciati dal territorio della Striscia avevano raggiunto le cittadine del sud di Israele, in particolare Sderot, senza però causare danni o ferimenti. L’aviazione israeliana aveva replicato colpendo alcuni obiettivi nel nord della Striscia di Gaza, in particolare nell’area di Beit Hanoun. Stando a quanto riportato dalle agenzie di stampa, una donna e la sua bambina sono rimaste ferite. Secondo quanto risulta al Corriere della Sera, poi, il numero di razzi partiti all’indirizzo di Israele sarebbe più alto rispetto ai cinque riportati dai bollettini ufficiali. E va registrata a Khan Yunis la morte di un ragazzo colpito da un cecchino (ascolta il racconto dell’inviato Lorenzo Cremonesi). Altri tre razzi sparati dalla striscia di Gaza sono poi caduti nel Neghev occidentale, dopo l’inizio della tregua annunciata da Hamas, senza causare vittime e neppure danni. Nel complesso più di venti razzi sono caduti dalle prime ore di oggi in Israele. Tre persone sono state ferite, nessuna in modo grave, nell’ esplosione di un razzo a Ashdod.

 
 

 

CADAVERI RECUPERATI – Inoltre, dall’inizio della tregua unilaterale sono stati 95 i cadaveri estratti dalle macerie di edifici crollati a Gaza. Il bilancio arriva da fonti sanitarie palestinesi. I corpi recuperati nelle ultime ore portano ad almeno 1.300 le vittime palestinesi dall’inizio dell’offensiva «Piombo Fuso». I cadaveri sono stati tirati fuori dalle rovine di abitazioni e baracche bombardate nei campi profughi di Jabaliya e Beit Lahiya, mentre alcuni sono stati trovati a Zeitun, tutte zone in cui nei giorni scorsi erano infuriati alcuni dei combattimenti più violenti tra truppe israeliane e miliziani di Hamas.

I LEADER EUROPEI – Al vertice per la pace a Sharm El Sheikh hanno preso aprte i leader di molti Paesi che hanno deciso di impegnarsi sul fronte diplomatico. Tra loro anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente dell’Anp, Abu Mazen, che sembrava non dover partecipare. Anche da alcuni leader europei è arrivata la richiesta a Israele per un ritiro delle proprie truppe. Secondo il presidente francese, Nicolas Sarkozy, «non c’è necessita di rimanere a Gaza» perché questo «non offrirebbe nulla alla sicurezza di Israele ma minerebbe il potere del presidente palestinese Abu Mazen che noi appoggiamo in pieno perchè lui sostiene la pace. Ma non ci sará pace se Israele rimarrá a Gaza». Anche il premier britannico Gordon Brown ha chiesto l’immediato ritiro dei soldati israeliani dall’enclave costiera e ai palestinesi di interrompere il lancio dei razzi contro Israele.

LA LETTERA A MUBARAK – I capi di stato e di governo europei si erano fin qui mossi in ordine sparso e anche la presidenza di turno della Ue, la Repubblica Ceca, è rimasta indecisa sul da farsi. I leader di Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania, invece, avevano deciso di indirizzare una lettera al presidente egiziano Hosni Mubarak, che ha tenuto le file del lavoro diplomatico attorno all’interruzione delle ostilità, in cui si impegnano ad assumere «una serie di misure tese a facilitare» il risultato di un cessate il fuoco duraturo.

L’IRAN: «ISRAELE SCONFITTO» – Mentre a Occidente la notizia del cessate il fuoco unilaterale era stata accolta con sollievo e vista come gesto distensivo da pare di Israele, dall’Iran la decisione è stata considerata «un simbolo della sua sconfitta». Da Teheran il ministro degli Esteri iraniano, Manucher Mottaki, ha poi sottolineato che una tregua senza un ritiro delle forze dello stato ebraico da Gaza non può garantire una fine dei combattimenti. Soltanto la riapertura dei valichi di frontiera può ripristinare la calma, ha aggiunto in una nota.

18 gennaio 2009

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