Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Israele: «Via tutte le truppe da Gaza prima dell’insediamento di Obama»

Posted by valecardia su 19 gennaio, 2009

CORRIERE DELLA SERA

Abu Mazen: «governo di unità nazionale per organizzare le elezioni»

Seconda notte di tregua, l’esercito continua a ritirarsi mentre si contano i danni. Nuovi colloqui giovedì al Cairo

GAZA – Seconda notte di calma nella Striscia di Gaza dopo il cessate il fuoco proclamato unilateralmente da Israele e accettato in seguito da Hamas. «Tutto è calmo, non c’è stato alcun segnale di attività di nessun tipo per tutta la notte» ha detto un portavoce israeliano. L’esercito ha cominciato un ritiro «progressivo» dal territorio palestinese, devastato dopo 22 giorni di pesante offensiva. Domenica i carri armati hanno lasciato la loro postazione nella ex colonia di Netsarim, a sud di Gaza City, riaprendo per la prima volta dal 3 gennaio la strada tra il sud e il nord della Striscia. Abbandonate anche Jabaliya e Beit Lahya, nel nord. Secondo la radio militare israeliana il ritiro dovrebbe essere completato – se non ci saranno incidenti sul terreno – prima dell’investitura di Barack Obama. Lo stesso Olmert ha assicurato che Israele non ha intenzione di restare nei Territori.

«48 MILIZIANI MORTI» – Nessun combattimento o bombardamento da due giorni a questa parte e nella Striscia regna la calma, ma si fanno i conti con il tragico bilancio del conflitto: oltre 1.300 palestinesi hanno perso la vita in tre settimane (più di 400 i bambini), i feriti sono circa 5.300. I miliziani morti, secondo Hamas, sono solo 48: lo ha detto Abu Obeida, portavoce delle Brigate Ezzedine al-Qassam. Tel Aviv afferma invece di aver eliminato oltre 500 combattenti. In campo israeliano le vittime sono 13, compresi 3 civili. Hamas ha riferito invece di aver ucciso almeno 80 soldati e di aver lanciato circa 900 razzi. Per quanto riguarda gli aiuti umanitari, Israele ha concesso l’autorizzazione al passaggio di circa 200 camion e la fornitura di 400mila litri di carburante: «Un convoglio di 120 camion deve portare gli aiuti attraverso il valico di Kerem Shalom e un altro convoglio tra i 60 e i 70 camion entrerà da Karni» ha spiegato un portavoce. Hamas, durante colloqui con i mediatori egiziani, ha chiesto l’apertura di tutti i confini per l’ingresso di cibo, materiali e aiuti di base.

NUOVI INCONTRI AL CAIRO – E dopo il vertice per la pace che si è tenuto domenica sera a Sharm el Sheikh, l’Egitto, che tenta di imporre il suo piano per una tregua duratura nella Striscia di Gaza, ha invitato i delegati israeliani e palestinesi a presentarsi di nuovo giovedì al Cairo per incontri separati con i mediatori egiziani. Lo ha annunciato una fonte diplomatica all’agenzia Mena. I nuovi incontri avrebbero per scopo di «prendere le disposizioni necessarie al fine di consolidare il cessate il fuoco e continuare gli sforzi per realizzare le altre fasi del piano, in particolare la fine del blocco a Gaza». A Sharm erano presenti capi di Stato e di governo di sei Paesi europei, più l’Onu e la Turchia, che ha confermato il sostegno al piano egiziano per un cessate il fuoco duraturo e nel quale è stato annunciato l’impegno dei partecipanti per l’assistenza umanitaria alla popolazione palestinese e la ricostruzione di 4mila edifici residenziali. Intanto a Kuwait City è cominciato un vertice economico arabo che dovrebbe includere una sessione specifica sulla situazione nella Striscia. Partecipa anche il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, che ha chiesto ad Hamas di formare un governo di «unità nazionale» che organizzi le elezioni legislative e presidenziali in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

«OBIETTIVI RAGGIUNTI» – «Abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissi. Hamas è stato sorpreso – ha detto il ministro israeliano degli Esteri Tzipi Livni a Radio Gerusalemme -. Bisogna sempre sapere quando entrare in un conflitto e anche sapere quando uscirne. Continuare l’operazione sapendo che i vantaggi ulteriori non sarebbero stati grandi non sarebbe stato molto saggio». La Livni non ha escluso però future operazioni: «Se Hamas dimostrerà di aver capito il messaggio, potremo fermarci, ma se continuerà a sparare proseguiremo». La Livni ha ribadito inoltre che Israele tornerà ad operare sul confine fra Egitto e Gaza, se dovesse proseguire il contrabbando di armi. Anche Hamas rivendica la vittoria. Domenica il leader Ismail Haniyeh ha detto che l’operazione israeliana nella Striscia è stata un fallimento e che il suo gruppo ha riportato «una grande vittoria». Un punto di vista condiviso dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che si è congratulato con il leader di Hamas Khaled Meshaal. Questo successo, ha aggiunto, è «l’inizio di una catena di vittorie che sarà completata».

BERLUSCONI: «AZIONE NECESSARIA» – Silvio Berlusconi, che ha partecipato al vertice a Sharm el Sheikh, ha poi raggiunto Gerusalemme per un incontro con il primo ministro israeliano Ehud Olmert. Durante il colloquio, ha detto il premier, è emersa la disponibilità di Israele a ritirarsi dalla Striscia a patto che «non ci siano più lanci di razzi» sul territorio israeliano. Berlusconi, che ha definito l’offensiva di Tel Aviv «necessaria», ha osservato come «nessuna democrazia al mondo possa sopportare che questo continui» e ha esortato «gli Stati liberi a dare voce anche alle ragioni del popolo israeliano dal momento che Hamas ha utilizzato la popolazione civile come scudi umani». Domenica il premier aveva annunciato la disponibilità dell’Italia a inviare reparti di carabinieri per presidiare i valichi di Gaza nel quadro di un intervento multinazionale di interposizione.

 

 

19 gennaio 2009

http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_19/gaza_notte_calma_ritiro_israele_fb5258e8-e5f1-11dd-92d4-00144f02aabc.shtml

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