Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

«I responsabili devono pagare»

Posted by Folco Zaffalon su 21 gennaio, 2009

di Michele Giorgio – GERUSALEMME – Il Manifesto
GAZA

Il capo delle Nazioni Unite chiede di appurare le responsabilità per l’uccisione di civili. E l’Unrwa: aprire i valichi per consentire l’ingresso di aiuti. Israele: no finché Hamas non libererà Shalit Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon tra le macerie della Striscia: ho il cuore spezzato
Gaza «spezza il cuore», è «straziante». Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha usato queste parole per descrivere le immense distruzioni che ieri gli sono passate davanti agli occhi mentre visitava la Striscia devastata da 22 giorni di bombardamenti israeliani. Una missione breve, ma che al numero uno del Palazzo di vetro è servita per rendersi conto delle condizioni in cui l’offensiva «Piombo fuso» ha lasciato Gaza e per leggere negli occhi di uomini, donne e bambini la paura della morte.
«È difficile per me stare davanti questo sito dell’Onu bombardato: tutti possono sentire l’odore del fumo, è vergognoso, e protesto nella maniera più vigorosa», ha detto osservando il quartier generale dell’agenzia Unrwa colpito da sospette munizioni al fosforo bianco. «Ho chiesto un’indagine per chiedere conto dei responsabili che devono pagare», ha poi annunciato durante una conferenza stampa, aggiungendo che lo stesso deve avvenire per «appurare le responsabilità per l’uccisione dei civili». Qualche ora dopo, dalla vicina cittadina israeliana di Sderot, il diplomatico sudcoreano ha condannato il lancio di razzi da parte di Hamas verso lo Stato ebraico, definendolo «spaventoso e inaccettabile».
Mentre Ban Ki-moon si rendeva conto degli effetti dell’offensiva israeliana, un agricoltore palestinese veniva ucciso da soldati mentre stava ispezionando il proprio terreno a Jabaliya. La portavoce dell’esercito si è limitata a comunicare che i militari hanno risposto al fuoco di militanti palestinesi. Un altro contadino era morto allo stesso modo domenica scorsa.
Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe da Gaza prima dell’insediamento del presidente Usa Barack Obama, ma reparti blindati ieri sera erano ancora all’interno della Striscia. E le bombe sganciate dall’aviazione nelle scorse settimane continuano ad uccidere. Ieri due bambini sono morti per l’esplosione di un ordigno sepolto sotto macerie di un palazzo. Dalla proclamazione del cessate il fuoco sono morti almeno quattro palestinesi e negli ospedali si spengono i feriti più gravi.
I servizi di pronto soccorso di Gaza hanno portato il bilancio di «Piombo fuso» a circa 1.400 morti, dopo il ritrovamento di quasi cento cadaveri nei tre giorni di tregua. «Sembra ci sia stato un terremoto», hanno commentato ieri i responsabili della Croce Rossa. Almeno 80mila persone che non hanno più una casa e hanno bisogno di tutto. L’Unrwa ha chiesto l’apertura dei valichi e punti di passaggio per consentire l’entrata di aiuti e materiale per la ricostruzione ma il ministro degli esteri di Israele, Tzipi Livni, ieri è stata categorica nell’affermare che questa possibilità è da escludere sino a quando Hamas non libererà il caporale Ghilad Shalit, catturato due anni e mezzo fa e da allora tenuto prigioniero a Gaza.
La ricostruzione e la sua gestione sono i temi centrali di questi giorni. Europa, Stati Uniti e, soprattutto, Israele (come riferiva ieri il quotidiano Ha’aretz) vogliono controllare ogni singolo progetto per impedire che a portarlo avanti, con fondi internazionali, sia Hamas.
Non è cambiato nulla rispetto alla posizione mantenuta nei passati tre anni, da quando il movimento islamico ha vinto (regolarmente) le elezioni legislative palestinesi, e si è ulteriormente inasprita dopo la cacciata da Gaza, un anno e mezzo fa, delle forze fedeli al presidente dell’Anp Abu Mazen.
La presidenza ceca dell’Ue ribadisce l’invito ad Hamas «ad accettare i principi del Quartetto per il Medio Oriente» (Onu, Ue, Usa e Russia) come unica strada per uscire dall’isolamento internazionale. Ma più che dare «suggerimenti» al movimento islamico, per favorirne una evoluzione in senso ancora più politico, l’Ue vuole che la posizione del «partner» Abu Mazen si rafforzi, non solo in Cisgiordania ma anche nella Striscia di Gaza. Bruxelles, di fatto, intende costringere Hamas a piegarsi ad una riconciliazione forzata con l’Anp senza risolvere le ampie differenze politiche che oggi separano il movimento islamico dal presidente palestinese, rimasto al potere anche dopo la scadenza del suo mandato.
Il presidente francese Sarkozy in apparenza cerca di esprimere una posizione più articolata – si è fatto promotore di una conferenza di pace a Parigi – ma, nella sostanza, punta anche lui alla formazione di un governo palestinese di unità nazionale e fa sapere che in quel caso i rappresentanti francesi «non usciranno dalla stanza perché ci saranno ministri di Hamas».
Da parte sua l’Italia è perfettamente allineata alla posizione israeliana. Il ministro degli esteri Franco Frattini – che ieri ha guidato un convoglio umanitario al valico di Kerem Shalom tra Israele e Gaza con aiuti per le agenzie internazionali – prima si è espresso per la riconciliazione politica fra Hamas e i vertici dell’Anp e poi ha chiarito che si dovrà fare come vuole Israele che condiziona la ricostruzione di Gaza all’esclusione completa di Hamas.
«Una riconciliazione (il ritorno di Abu Mazen a Gaza, ndr) è la precondizione per ogni intervento da parte della comunità internazionale che chiede uno Stato palestinese unico e riaffermare la piena autorità dell’Anp». Intanto non c’è stato un riavvicinamento tra i diversi schieramenti arabi neppure sulla questione di Gaza. Il vertice in Kuwait si è chiuso con un comunicato generico. Qatar e Siria sono riusciti ad ottenere un riferimento a possibili azioni legali contro Israele per crimini di guerra ma hanno dovuto rinunciare alla costituzione di un fondo per la ricostruzione che garantiva la distribuzione dei finanziamenti alle varie fazioni palestinesi.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090121/pagina/07/pezzo/240034/

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