Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

I partiti della guerra a picco nei sondaggi

Posted by Folco Zaffalon su 23 gennaio, 2009

di Michele Giorgio – GERUSALEMME – Il Manifesto

Centinaia di palestinesi si riversano a Rafah e iniziano a rimettere su i tunnel che collegano la Striscia all’Egitto. La Livni: li colpiremo ancora. Hamas: investiremo migliaia di euro nella ricostruzione. Il fallimento dell’offensiva può terremotare il voto del 10 febbraio, regalando la vittoria ai partiti ultra nazionalisti
Litigiosi, insoddisfatti, increduli di fronte alla sconfitta elettorale che con ogni probabilità li attende il 10 febbraio. Appaiono così i membri della «trojka» israeliana – il premier Olmert, il ministro della difesa Barak e il ministro degli esteri Livni – dopo la pubblicazione degli ultimi sondaggi d’opinione. Neanche l’offensiva «Piombo fuso» – che ha causato la morte di 1.330 palestinesi, tra i quali centinaia di civili, e il ferimento di altri 5mila – è riuscita a far decollare le loro speranze di vincere le legislative del prossimo mese.
A quanto pare gli israeliani, che con una maggioranza bulgara (96% dei cittadini ebrei dello Stato favorevole) avevano approvato l’attacco contro Gaza, ora si mostrano delusi di fronte alla decisione del governo di proclamare un cessate il fuoco senza che siano stati raggiunti «risultati» più «concreti». I sondaggi sentenziano il crollo dei due principali partiti di governo – Kadima guidato da Livni e il Labour di Barak – mentre è tornato a volare il favorito Benyamin Netanyahu, leader del Likud (destra), che nelle tre settimane di «Piombo fuso» ha continuano ad invocare una «vittoria decisiva».
Il ministro della difesa Barak non è riuscito a conquistare gli israeliani, malgrado un parziale recupero di seggi parallelo, non casualmente, all’aumento progressivo delle distruzioni inflitte dall’esercito alla gente di Gaza. Oltre due miliardi di dollari di danni, ventimila case palestinesi distrutte o danneggiate, infrastrutture in ginocchio, eppure questi «risultati» ottenuti a Gaza appaiono insufficienti all’elettorato.
Un sondaggio reso noto mercoledì sera da Canale 2 ha assegnato ai laburisti 14 seggi contro i 19 attuali. E il ministro Livni non va molto meglio, visto che Kadima da 29 seggi dovrebbe scendere a 22, forse meno, e rimanere ben lontano dagli almeno 30 che potrebbe conquistare il Likud (che ora ne ha solo 12 alla Knesset).
E ieri centinaia di palestinesi si sono recati a Rafah, nella zona più prossima al confine con l’Egitto, e hanno iniziato una massiccia opera di riparazione/ricostruzione dei tunnel che collegano la Striscia con lo Stato confinante. Un’operazione che, se portata a termine, vanificherebbe uno degli obiettivi di «Piombo fuso». Il traffico di cibo, medicine, merci, animali (e in certi casi armi) è stato provvisoriamente convogliato verso le decine di cunicoli che l’aviazione israeliana non è riuscita a distruggere. E se Tel Aviv ha rimandato a casa i riservisti, diverso è il discorso per i caccia e gli elicotteri da guerra. «Israele si riserva il diritto di agire contro il contrabbando. Punto», ha chiarito ieri il ministro degli esteri Tzipi Livni. Hamas, per bocca del suo portavoce Taher al-Nono, ha annunciato di avere a disposizione oltre 28 milioni di euro da investire nella ricostruzione: 4.000 per ogni casa distrutta, 1.000 alla famiglia di ogni palestinese ucciso, 5.000 per ogni ferito.
L’intero schieramento di destra, Likud e ultranazionalisti, è sempre più maggioritario, mentre quello centrista precipita, complice anche il fragoroso fallimento del cosiddetto «Partito degli scrittori», confluito nelle scorse settimane nel Meretz (sinistra sionista) allo scopo dichiarato di creare una «forza socialdemocratica» in sostituzione dei laburisti: secondo i sondaggi non andrà oltre i 5-6 seggi, quelli che ha attualmente il Meretz . I suoi principali fondatori, gli scrittori «pacifisti» (ma con l’elmetto), Amos Oz e Avraham Yehoshua, entrambi sostenitori dell’attacco contro Gaza, senza dubbio prenderebbero più voti candidandosi in Italia.
Ma tra i dati più rilevanti della campagna elettorale c’è anche la forte crescita del partito ultranazionalista Yisrael Beitenu, guidato dal famigerato Avigdor Lieberman, dalla bomba atomica facile. Qualche tempo fa ne propose l’uso contro la diga di Assuan per punire l’Egitto e nei giorni scorsi ha detto che con Gaza il governo avrebbe dovuto agire «come gli Stati Uniti fecero con Hiroshima e Nagasaki». Il sondaggio di Canale 2 ha dato Yisrael Beitenu a 16 seggi, quindi terza forza del paese, dopo Likud e Kadima. «L’elettorato si è spostato ancora di più a destra e un politico come Lieberman piace perché propone misure drastiche e dice quello che pensano molti (israeliani) rispetto a cosa fare con i palestinesi e gli arabi», ha spiegato il professore Gideon Doron dell’Università di Tel Aviv. Il quotidiano Maariv scriveva qualche giorno fa che Lieberman è il «vero vincitore» dell’offensiva a Gaza, poiché agli occhi degli israeliani hanno trovato conferma le sue idee: gli arabi comprendono solo il linguaggio della forza. E visto che Netanyahu non potrà governare da solo, è ipotizzabile una coalizione Likud-Yisrael Beitenu e altri partiti di destra e religiosi.
Con la sconfitta elettorale all’orizzonte, inevitabilmente sono cominciati i regolamenti di conti tra i membri della «trojka». Togliendosi un bel sasso dalla scarpa, il premier uscente Ehud Olmert (sotto inchiesta per corruzione), ha detto in una intervista al quotidiano Maariv che il laburista Barak «non è adatto a essere primo ministro, perché come premier (dal 1999 al 2001, ndr) è stato un fallimento clamoroso, più di chiunque altro abbia avuto questa carica nella storia di Israele». Dall’ufficio di Barak è giunta questa risposta: «In considerazione di ciò che resta dell’onorabilità del premier, il ministro della difesa non replicherà alle patetiche affermazioni che sono state fatte…Barak non ha bisogno dei voti di Olmert». In ogni caso non lo aiuterebbero a vincere. 1330 I PALESTINESI uccisi
nel corso dei 22 giorni dell’offensiva «Piombo fuso» contro la Striscia di Gaza, secondo fonti mediche palestinesi.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090123/pagina/11/pezzo/240269/

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