Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Processi all’estero, le misure d’Israele per bloccarli

Posted by Folco Zaffalon su 25 gennaio, 2009

di Michelangelo Cocco – Il Manifesto
CRIMINI DI GUERRA

La prima denuncia sarebbe già stata depositata, tre giorni fa in Olanda, contro un comandante di brigata di cui i mass media avevano rivelato nome e cognome. Per questo il governo israeliano, che s’aspetta dall’estero una pioggia di tentativi d’incriminazione contro i suoi militari per i massacri di palestinesi di Gaza, è corso ai ripari.
«Sostenere l’esercito dopo l’operazione Piombo fuso»: è questo il titolo di una legge voluta dal ministro della difesa Ehud Barak e che il gabinetto presieduto da Ehud Olmert metterà ai voti domani. Il provvedimento contiene misure per aiutare quei soldati che saranno accusati di «crimini di guerra» e arriva mentre tra le macerie della Striscia decine di organizzazioni per la difesa dei diritti umani stanno raccogliendo indizi che possano portarli alla sbarra in quei paesi che – per reati come «crimini di guerra», «crimini contro l’umanità» e «genocidio» – prevedono la perseguibilità di cittadini stranieri.
L’ultimo caso risale al dicembre 2007, quando l’ex capo dei servizi segreti Avi Dichter fu costretto ad annullare un viaggio a Londra, dove avrebbe potuto essere arrestato per aver ordinato, nel luglio 2002, il bombardamento della casa di Gaza di Salah Shehadeh in cui, oltre al leader di Hamas, furono uccisi 13 civili, la maggior parte dei quali bambini.
In attesa della norma dell’esecutivo, si è già mossa la censura militare, che ha decretato per i mass media il divieto di diffondere fotografie e identità dei soldati che hanno partecipato ai combattimenti che in tre settimane hanno causato la morte di 1.330 palestinesi, molti dei quali civili. Il timore è che soldati intervistati raccontino di uccisioni di innocenti o distruzioni di proprietà che potrebbero costituire delle «auto incriminazioni» utilizzabili da parte di gruppi di difesa dei diritti umani.
«Sappiamo che munizioni al fosforo bianco sono state usate in aree civili, sebbene in precedenza le autorità israeliane lo avessero negato ­ ha dichiarato ieri Donatella Rovera, che sta guidando la missione d’indagine di Amnesty international a Gaza -. Ora abbiamo prove inconfutabili». L’organizzazione internazionale ha invitato lo Stato ebraico a rivelare tutte le armi utilizzate, in modo che i medici possano prestare ai feriti le cure appropriate.
Oltre che dell’impiego di armi proibite, i vertici militari e politici sono accusati di aver bombardato pesantemente zone abitate da civili; aver utilizzato palestinesi come scudi umani; aver colpito strutture mediche tra cui ospedali e ambulanze; aver ucciso una gran quantità di persone che non avevano alcun ruolo nei combattimenti.
Poi ci sono casi limite, in parte già documentati, come il bombardamento della scuola-rifugio delle Nazioni Unite in cui sono rimasti uccisi una quarantina di civili e quello della casa di Nizar Rayyan in cui, oltre al leader di Hamas, hanno trovato la morte dieci dei suoi figli e quattro mogli.
L’altro ieri Ha’aretz ha pubblicato un editoriale dal titolo «Indaghiamo ora». «In questo momento bisogna impedire ad altri di indagare su Israele. È impossibile ignorare ciò che è stato già riportato e non bisogna lasciare il compito d’indagare solamente a organi stranieri, alcuni dei quali ci sono ostili» sostiene il quotidiano della sinistra israeliana.
Meno ottimista il procuratore Avigdor Feldman, uno degli esperti legali che ha consigliato il governo: «Qualsiasi israeliano coinvolto nella campagna di Gaza – ha dichiarato il giurista allo Yedioth Ahronoth – può essere incriminato ovunque nel mondo. Non esiste immunità nei casi di crimini di guerra e ho notizie dirette che a Londra stanno raccogliendo ogni indizio possibile per arrivare a delle incriminazioni».

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090124/pagina/09/pezzo/240364/

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