Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Barack Obama tells the Middle East: ‘Americans are not your enemy’

Posted by claudiacampli su 27 gennaio, 2009

Times


US President Barack Obama has told the Muslim world that “Americans are not your enemy” and renewed his pledge to travel to make an address in the capital of a major Muslim nation.

In his first interview with Arab television since becoming president, Mr Obama told the al-Arabiya television that his administration would adopt a more comprehensive approach in its relations with the Muslim world.

He also said that Israel and the Palestinians should resume their peace negotiations and he praised Saudi King Abdullah for putting forward an Arab plan for peace in the Middle East.

“It is impossible for us to think only in terms of the Palestinian-Israeli conflict and not think in terms of what’s happening with Syria or Iran or Lebanon or Afghanistan and Pakistan,” Mr Obama told the Dubai-based Arabic cable TV channel. “These things are interrelated.”

Mr Obama said his administration had begun to fulfil his campaign promises by naming former US Senator George Mitchell as a Mideast peace envoy and sending him to the region within days of his becoming president. Mr Mitchell was travelling to the region on Monday evening.

“Ultimately we cannot tell either the Israelis or the Palestinians what is best for them. They are going to have to make some decisions,” Mr Obama said.

“But I do believe that the moment is ripe for both sides to realize that the path that they are on is one that is not going to result in prosperity and security for their people. And that instead, it’s time to return to the negotiating table.”

The President noted that he had lived in Indonesia for several years while growing up, and said his travels through Muslim nations had convinced him that regardless of faith, people had certain common hopes and dreams.

“My job to the Muslim world is to communicate that the Americans are not your enemy – we sometimes make mistakes – we have not been perfect,” Mr Obama said.

“But if you look at the track record … America was not born as a colonial power, and that the same respect and partnership that America had with the Muslim world as recently as 20 or 30 years ago, there’s no reason why we can’t restore that.”

During the 2008 election campaign, Mr Obama vowed to improve US ties with the Muslim world and said he would travel to a major Islamic forum abroad to send that message.

“We’re going to follow through on our commitment for me to address the Muslim world from a Muslim capital,” Mr Obama said.

“We are going to follow through on many of my commitments to do a more effective job of reaching out, listening as well as speaking to the Muslim world.”

Mr Obama did not give a time or a venue for his visit to a major Muslim capital.

He was also asked about the highly personal tone of recent al-Qaeda messages released since he was elected president in November.

He agreed with his interviewer that the tone of recent videos seemed “nervous.”

“What that tells me is that their ideas are bankrupt,” he said.

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Una Risposta to “Barack Obama tells the Middle East: ‘Americans are not your enemy’”

  1. claudiacampli said

    Più Soft Power e meno Hard Power per la nuova Amministrazione

    L’ era del «potere intelligente»

    Nel corso delle audizioni al Senato per la conferma dell’ incarico a segretario di Stato, Hillary Clinton ha dichiarato: «L’ America non può risolvere da sola le questioni più pressanti, e il mondo non può risolverle senza l’ America… Dobbiamo ricorrere a quello che è stato definito il “potere intelligente”, vale a dire l’ intera gamma di strumenti a nostra disposizione». Il potere intelligente rappresenta la combinazione di potere duro e potere morbido. Il potere morbido conduce agli effetti desiderati grazie alla forza di attrazione, e non tramite coercizione o corruzione. I sondaggi di opinione rivelano quanto sia decaduta l’ immagine dell’ America non solo in Europa e in America Latina, ma specialmente in tutto il mondo musulmano. Per esercitare il potere morbido, un Paese deve far leva sulla sua cultura (in tutti gli aspetti più invitanti); sui suoi valori (se encomiabili e non rinnegati nella pratica); e sulla sua politica (quando appare condivisibile e legittima). Certo, il potere morbido non è la panacea. Anche se il dittatore nord coreano, Kim Jong-il, dichiara la sua passione per i film di Hollywood, questo non gli impedisce di mandare avanti il suo programma nucleare. E il potere morbido non è affatto riuscito a convincere i talebani a ritirare il sostegno ad Al Qaeda negli anni Novanta. È stato necessario ricorrere al potere militare nel 2001 per farli desistere. Ma altri obiettivi, come la promozione dei diritti umani, sono più facilmente raggiungibili con l’ impiego del potere morbido. Poco più di un anno fa, osservando fino a che punto si erano sbiadite l’ immagine e l’ influenza dell’ America negli ultimi tempi, una Commissione bipartisan per il potere intelligente raccomandava agli Stati Uniti di cambiare direzione: anziché esportare timore, era preferibile ispirare speranza e ottimismo. Ma la Commissione non era stata la sola a giungere a questa conclusione. Il segretario alla Difesa Robert Gates aveva già invitato il governo americano a destinare più fondi allo sviluppo degli strumenti del potere morbido – diplomazia, aiuti economici e comunicazioni – perché non basta più la forza militare a difendere gli interessi americani in giro per il mondo. Gates aveva fatto notare che la spesa militare tocca quasi mezzo trilione di dollari annualmente, paragonata a un bilancio di 36 milioni di dollari per il ministero degli Esteri. Nelle sue parole, «Occorre migliorare il nostro potere morbido e integrarlo efficacemente alla forza militare». Ci sono limiti ai risultati che si possono ottenere con il solo impiego del potere duro. Non è possibile promuovere la democrazia e lo sviluppo della società civile con la minaccia delle armi. La consuetudine di rivolgersi al Pentagono per risolvere particolari situazioni genera l’ immagine di una politica estera eccessivamente militarizzata. Il governo Obama dovrà generare potere morbido. La cattiva notizia è che Obama e la Clinton si trovano ad affrontare un difficile scenario internazionale. La buona notizia è che i precedenti capi di Stato americani sono riusciti a mettere in campo queste risorse in contesti ugualmente drammatici e Hillary Clinton ha dimostrato, nella sua audizione, di esserne consapevole. Nel 1970, durante la guerra in Vietnam, l’ America era detestata in molte parti del mondo, ma grazie a una nuova politica e al passar del tempo, è riuscita a riconquistare il suo potere morbido. E se è già successo in passato, potrà succedere anche in futuro. © Tribune Media Services traduzione di Rita Baldassarre

    Nye Joseph

    26 gennaio 2009 – Corriere della Sera

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