Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

La «missione Mitchell» tra odio, abusi e macerie

Posted by Folco Zaffalon su 29 gennaio, 2009

di Michele Giorgio – INVIATO A GAZA CITY per il Manifesto

«Un milione di arabi: uno in meno, tocca ad altri 999.999». I Samouni e le altre famiglie di Zaitun che hanno avuto morti e feriti e le case distrutte dalla furia dell’offensiva israeliana «Piombo fuso», devono sopportare anche l’umiliazione di scritte offensive e razziste sulle pareti delle poche case rimaste in piedi nella loro zona. «Quando siamo tornati a casa (al termine dell’attacco israeliano, ndr) abbiamo visto queste scritte offensive. Le hanno lasciate i soldati per calpirci ancora una volta»ha raccontato Atef Samouni, uno dei superstiti della famiglia decimata dalle cannonate (29 morti, tra cui due neonati e due ragazzine). La fanteria di Tsahal è uscita da Gaza ma rimane ugualmente presente nelle case di Zaitun e di altre aree di Gaza. «Fate la guerra e non la pace», «Morte agli arabi», «Gli arabi devono morire»: sono solo alcune delle scritte trovate nelle case. Per il portavoce dell’esercito non sarebbe questo il modo «in cui vengono addestrati i soldati…Questo – ha aggiunto – va contro il codice etico delle forze armate». Belle parole ma non passa giorno, da quando è terminata «Piombo fuso», senza nuove denunce palestinesi di abusi e violazioni. Ieri sette centri israeliani per i diritti umani – tra i quali Acri, Betselem, Medici per i diritti umani e Comitato pubblico contro la tortura – hanno chiesto al procuratore militare, Avichai Mendelblit, e al procuratore generale Menachem Mazuz, di aprire un’inchiesta sul trattamento inumano subito dai palestinesi fatti prigionieri a Gaza nelle settimane passate. I centri riferiscono che in parecchi casi i detenuti sono stati tenuti in buche profonde due-tre metri, ammanettati, bendati e lasciati per ore al freddo. «Eravamo in una settantina in una buca, ammanettati e bendati – ha raccontato Majdi al Atar – non abbiamo mangiato per due giorni e non potevamo andare al gabinetto. I soldati pestavano quelli che osavano fare domande». I detenuti non hanno solo sofferto la fame e il freddo ma sono stati tenuti in zone di combattimento, spesso accanto ai carri armati e l’artiglieria, in violazione della legge internazionale. Betselem e gli altri centri hanno annunciato che presto presenteranno un rapporto sulle torture subite dai prigionieri palestinesi durante gli interrogatori. Protesta anche Parigi per il trattatamento che l’esercito israeliano ha riservato al console generale francese a Gerusalemme, martedì al valico di Erez. Il Quai d’Orsay ha convocato ieri l’ambasciatore israeliano al quale ha presentato una protesta ufficiale. Il console, Alain Remy, insieme ad altri diplomatici europei, era andato a Gaza per valutare la situazione, in particolare l’apertura dei valichi, ed esaminare i danni subiti dai progetti di sviluppo finanziati dalla Francia. Al termine il convoglio è rimasto bloccato per oltre sei ore ad Erez e contro di esso, ha riferito il console, sono stati sparati anche due colpi di avvertimento da parte dei soldati israeliani. E’ la seconda volta in pochi giorni che il console francese viene ostacolato da Israele. Venerdì scorso, la polizia di frontiera gli aveva impedito per tre ore e mezzo di superare un posto di controllo a Betlemme e di ritornare a Gerusalemme. In questo clima, appesantito dalle voci di imminenti attacchi aerei di Israele contro Gaza e i tunnel sotterranei tra Rafah e l’Egitto, in apparente risposta all’uccisione due giorni fa di un soldato da parte di una cellula palestinese, è cominciata ieri pomeriggio la visita in Israele e in Cisgiordania di George Mitchell, emissario del presidente Usa Barack Obama. Mitchell non ha detto molto ma ha sottolineato che la tregua a Gaza dovrà fondarsi sulla fine del contrabbando di armi, come chiede Israele. Da parte sua Olmert ha ribadito che i valichi tra Israele e Gaza non saranno riaperti permanentemente finché non sarà risolto il caso del soldato Ghilad Shalit, catturato da due anni in mezzo e da allora in mano ad Hamas. Quella di Gerusalemme è stata la seconda tappa di Mitchell in Medio Oriente dopo la visita al Cairo, dove ha incontrato il presidente Hosni Mubarak. Le prossime tappe nella regione sono, oltre alla Cisgiordania, la Giordania e l’Arabia Saudita.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090129/pagina/10/pezzo/240773/

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