Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

L’«eroe» Erdogan entusiasma i palestinesi

Posted by Folco Zaffalon su 31 gennaio, 2009

di Michele Giorgio – GERUSALEMME
Il Manifesto
Altroché «incidente diplomatico». Un fulminante scambio verbale tra il premier turco Erdogan e il presidente israeliano Peres, nella cornice di Davos, crea il gelo tra i due paesi alleati e infiamma i palestinesi e l’opinione pubblica turca e araba. A Istanbul e a Gaza migliaia inneggiano al leader musulmano. Mentre l’inviato di Obama, George Mitchell, cancella la tappa in Turchia Ma in Israele gli analisti ridimensionano gli effetti dello scontro tra il premier turco e Peres. L’inviato Usa non va ad Ankara
Se nel mondo arabo ha suscitato grandi scene d’entusiasmo popolare la protesta del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan contro il presidente israeliano Shimon Peres, durante il dibattito a Davos per l’offensiva «Piombo fuso» a Gaza, nello Stato ebraico invece l’episodio è stato ridimensionato, almeno nella sua effettiva portata politica.
In Israele giornali e analisti hanno escluso contraccolpi significativi nelle relazioni tra i due paesi, soprattutto in campo militare, e hanno descritto l’accaduto come frutto delle posizioni personali di Erdogan più che della Turchia. Un po’ tutti si sono preoccupati di «difendere l’onore» di Peres, quindi di Israele. Ben pochi si sono preoccupati di analizzare le motivazioni che hanno portato il premier di un paese, da sempre «amico», a lasciare Davos in segno di protesta per gli applausi ricevuti dal capo di stato israeliano che, nel suo intervento, aveva minimizzato le sofferenze della popolazione di Gaza e addossato, come da copione, la responsabilità di tutto ad Hamas. Erdogan avrebbe voluto rispondere a Peres ma il giornalista che moderava l’incontro lo ha interrotto con insistenza segnalandogli che il dibattito era terminato. Lasciando la sala, Erdogan ha poi criticato apertamente il presidente israeliano. «Peres non si rivolge a un capo tribù. Deve imparare a parlare ad un primo ministro della repubblica turca», ha detto il premier, secondo l’agenzia di stampa turca Anatolia.
Ieri la presidenza dello Stato di Israele ha categoricamente smentito che Peres abbia presentato delle scuse ad Erdogan, come riferito in precedenza da Anatolia. «Questa notizia non ha il minimo fondamento», ha detto con tono categorico la portavoce, Ayelet Frish. «I due leader hanno avuto una conversazione amichevole, nel corso della quale il primo ministro turco ha sottolineato che il suo gesto non era diretto a Peres ma al presidente della seduta», ha precisato. Simile il resoconto dell’accaduto fornito dalla radio statale: «Peres non si è scusato».
Lo Yediot Ahronot, il quotidiano più venduto di Israele, ha addirittura scritto che Peres «è stato vittima a Davos di un attacco turco» e ha qualificato Erdogan come «un ragazzo di strada, che ha esagerato», non mancando di sottolineare che in Turchia si è creato un clima «ostile» non solo verso Israele ma anche verso i membri della comunità ebraica locale che, secondo il giornale, avrebbero timore di avventurarsi per strada dove talvolta vengono apostrofati duramente e sarebbero stati costretti a ingaggiare guardie del corpo.
Tra i palestinesi, specie quelli di Gaza rimasti per 22 giorni sotto i bombardamenti israeliani, le parole di Erdogan hanno invece generato entusiamo. Hamas sul suo sito internet ha elogiato «la posizione coraggiosa assunta dal premier turco» e definito la sua decisione di abbandonare il dibattito a Davos «una vittoria per le vittime della scuola al-Fakhura di Jabaliya (centrata dall’artiglieria israeliana, almeno 40 civili uccisi, ndr), per le migliaia di morti e feriti di questa strage».
A Gaza ieri migliaia di persone hanno manifestato in sostegno di Erdogan che è stato anche citato nei khutbe, i sermoni del venerdì. Nessuna reazione è invece giunta da parte del presidente palestinese Abu Mazen – atteso la prossima settimana proprio ad Ankara – che ha mancato, ancora una volta, l’occasione per farsi portavoce dei sentimenti del suo popolo. L’Anp a Ramallah si è limitata a criticare l’assenza di un rappresentante ufficiale palestinese a Davos mentre Peres ha potuto esprimere ampiamente la posizione israeliana.
Non pochi hanno collegato il clamore provocato dal gesto di Erdogan in Svizzera alla decisione di George Mitchell, l’inviato speciale di Barack Obama per il Medio Oriente, di non fare più tappa in Turchia, come invece era stato programmato nel quadro della sua prima missione nella regione. Secondo l’ambasciata Usa ad Ankara la visita di Mitchell è stata rinviata per «ragioni tecniche», a causa di una tabella di impegni «molto fitta». Il sospetto però resta.
La missione di Mitchell è stata descritta come esplorativa, ma l’inviato di Obama non ha mancato di dire quello che i leader israeliani volevano ascoltare, circa la linea della nuova Amministrazione nella questione palestinese. L’emissario, a quanto riferisce la stampa israeliana, ha assicurato al premier Ehud Olmert che Obama intende rispettare la lettera di garanzie consegnata nel 2004 da George Bush all’ex premier Ariel Sharon, con la quale gli Stati Uniti riconoscono il diritto di Israele di assorbire le grandi concentrazioni di insediamenti colonici ebraici, quindi di annettersi porzioni della Cisgiordania occupata militarmente nel 1967, ed escludono il ritorno dei profughi palestinesi ai loro villaggi d’origine oggi in territorio israeliano – che pure è sancito da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu votata anche da Washington.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090131/pagina/11/pezzo/240982/

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