Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Gaza, razzi su Israele. Olmert minaccia «risposta sproporzionata»

Posted by claudiacampli su 1 febbraio, 2009

Il Sole 24 Ore

1 febbraio 2009

Reazione dura, da parte di Israele, ai continui lanci di razzi – almeno sette, oggi – e di colpi di mortaio palestinesi che hanno rotto la fragile tregua tra Gerusalemme e Gaza e hanno fatto tre feriti tra i civili. Il premier Ehud Olmert ha minacciato una «risposta sproporzionata», usando un termine già utilizzato alle Nazioni Unite per definire l’offensiva israeliana della scorsa settimana che ha causato oltre 1.300 vittime palestinesi. In serata le autorità militari israeliane hanno chiesto ai residenti palestinesi di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, di sgomberare le proprie abitazioni in previsione di un possibile raid aereo contro i tunnel utilizzati per il contrabbando di armi dall’Egitto: è quanto riporta il quotidiano israeliano Ha’aretz. «Chiunque abiti nei pressi di un luogo utilizzato per immagazzinare armi o a delle gallerie deve lasciare immediatamente la zona» recita il messaggio, simile a quelli già impiegati precedentemente dall’esercito israeliano prima di effettuare incursioni aeree nella zona. Anche il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei ha avvertito Hamas di essere pronto a un possibile nuovo attacco israeliano nella Striscia di Gaza. Prima di questi avvertimenti le dichiarazioni di Olmert erano state mimimizzate da Hamas: sono «propaganda elettorale» secondo Ahmed Yussef, indicato come il segretario Affari esteri del Governo di Gaza di Ismail Haniyeh. «Israele non ripeterà questo crimine – ha detto Yussef – non penso che correrà questo rischio perchè le conseguenze sarebbero gravi. Israele adesso è molto impegnato nelle elezioni». Hamas avrebbe comunque ordinato ai suoi miliziani di sgomberare gli accampamenti principali nel timore di ritorsioni israeliane. Tre israeliani civili feriti I sette razzi che hanno rotto il cessate il fuoco sono partiti dalla striscia di Gaza diretti verso il Neghev, al sud di Israele, dove non si riportano danni o vittime. Un colpo di mortaio ha però ferito nel pomeriggio tre civili isrealiani, i primi civili colpiti dall’entrata in vigore del cessate il fuoco il 18 gennaio. I lanci dei razzi sono stati rivendicati da un’ala delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, un gruppo armato vicino ad Al-Fatah, , il partito avversario di Haniyeh, e l’intelligence israeliana sembra accreditare l’ipotesi che i responsabili siano in qualche modo slegati da Hamas. «Terroristi non affiliati a Hamas cercano di infiammare con nuovi attacchi la zona di confine. Hamas da parte sua rispetta la sospensione delle ostilità, ma non fa opera di prevenzione contro di loro», ha detto il capo dell’intelligence militare, generale Amos Yadlin, durante la riunione del consiglio dei ministri israeliani. Alla domanda perchè Hamas continui a lanciare razzi contro Israele, Ahmed Yussef non ha però negato le responsabilità del gruppo ma ha risposto che «siamo entrambi ancora in stato di guerra, fino a quando i passaggi rimarranno chiusi. Quando la tregua sarà effettiva, entrambe le parti saranno impegnate a rispettarla». Anche il capo politico di Hamas, Khaled Meshaal, ha espresso lo stesso concetto. Non ci sarà alcun «cessate il fuoco permanente» fino a quando Israele terrà bloccati i passaggi, ha detto in una conferenza stampa a Teheran con il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki. «Fino a quando continuerà il blocco – ha aggiunto – penseremo che è l’aggressione da parte di Israele a continuare». Gaza accetta la proposta egiziana Hamas avrebbe intanto accettato una proposta egiziana per una tregua di un anno con Israele nella Striscia di Gaza, a partire da giovedì. Lo hanno riferito fonti del gruppo islamista palestinese, citate dalla tv araba Al Arabiya, secondo quanto riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz. Intervistato da Al Arabiya, Ahmed Yussef ha dichiarato che a proposito della mediazione egiziana «ci sono indizi positivi: Israele ha accettato alcuni punti riguardanti la riapertura dei passaggi e la tregua. Domani da Damasco arriveranno al Cairo altri delegati che daranno una risposta». Hamas avrebbe accettato anche il dispiegamento delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese, che sono sotto il controllo del presidente Abu Mazen, presso i valichi di frontiera della Striscia di Gaza. La priorità del Governo di Haniyeh, secondo l’intelligence israeliana, sarebbe la riapertura dei varchi e la riconciliazione nazionale con l’Anp di Abu Mazen (Mahmud Abbas). Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Hossam Zaki, non ha voluto però né confermare né smentire la notizia diffusa dalla tv araba con sede a Dubai. Abu Mazen: Hamas ha messo a rischio la vita dei palestinesi Secondo Al Arabiya, l’accettazione dell’accordo da parte di Hamas sarebbe all’origine della decisione del presidente Abu Mazen di cancellare il suo viaggio nella Repubblica Ceca, programmato inizialmente per domani, per recarsi invece al Cairo. Dalla capitale egiziana Abu Mazen ha detto che ogni dialogo con i suoi rivali di Hamas è impossibile a meno che essi non riconoscano la supremazia dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp): «Devono ammettere senza equivoci e ambiguità che l’Organizzazione è la sola e unica rappresentante del popolo palestinese. Allora ci sarà dialogo», ha detto. Abu Mazen ha anche accusato Hamas di aver messo a rischio la vita e le aspirazioni nazionali dei palestinesi. «Queste persone – ha detto riferendosi ai leader di Hamas – hanno giocato con il futuro della gente, con il sangue della gente, con il destino della gente, con i sogni della gente. Perché? Perché la loro agenda politica non è palestistese», ma seguono gli interessi di Iran e Siria. «Non è responsabile – ha poi aggiunto – una leadership che manda messaggi da posti sicuri, che spinge la gente alla perdizione mentre è in salvo e le sue famiglie sono al sicuro e ben sistemate». Gerusalemme divisa sulla mediazione del Cairo Il Governo israeliano è apparso intanto diviso sulla risposta da dare alla proposta egiziana, esaminata oggi in un riunione del consiglio dei ministri. Il responsabile della Difesa e leader dei laburisti Ehud Barak ritiene infatti necessario raggiungere, con la mediazione del Cairo, un’intesa in base alla quale Hamas non compia atti di violenza per un lungo periodo: «Qualunque idea di poter mantenere la calma nel sud ed essere efficaci contro il contrabbando di armi senza gli egiziani è un’illusione sganciata dalla realtà», ha detto durante il consiglio dei ministri precisando che «non c’è e non c’è mai stata alcuna intenzione di raggiungere un’intesa con Hamas». Il ministro degli Esteri Tzipi Livni, che guida il partito Kadima ritiene invece che intese anche indirette con Hamas sono da evitare assolutamente. «Un accordo con Hamas gli darebbe legittimità e chiunque lavori verso questo scopo con l’Egitto deve capire che io sostengo intese contro Hamas e non contro Hamas. Non dobbiamo aprire negoziati su un cessate il fuoco». Un funzionario del ministero della Difesa ha comunque confermato, all’agenzia di stampa Dow Jones, che il Governo di Gerusalemme è in contatto con l’Egitto.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: