Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

«Giurare fedeltà? Mai, perché lo Stato non è di tutti i suoi cittadini»

Posted by Folco Zaffalon su 5 febbraio, 2009

di Michele Giorgio – GERUSALEMME
IL PARTITO BALAD

Principale bersaglio della campagna elettorale di Avigdor Lieberman, che li descrive come una «quinta colonna» che minaccia lo Stato ebraico, i cittadini palestinesi d’Israele (circa il 20% della popolazione) stanno affrontando una delle fasi più difficili della loro storia e temono di pagare le conseguenze di un eventuale, ulteriore spostamento a destra dell’elettorato ebraico. Ne abbiamo discusso con Hanin Zuabi, candidata di Tajammo-Balad che assieme al Partito comunista (Hadash) rappresenta la maggioranza degli elettori arabo-israeliani.

Lieberman continua a scalare i sondaggi grazie a una campagna elettorale che prende di mira proprio la minoranza palestinese in Israele.
È il segno di un estremismo inaccettabile, ma che non ci sorprende. La comunità internazionale deve capire al più presto che in Israele il razzismo dilaga e che Lieberman e il suo partito non rappresentano che la forma più volgare dei sentimenti che una porzione sempre più larga di israeliani ebrei nutre nei confronti dei cittadini palestinesi. Questi ultimi però non sono degli stranieri, ma gli abitanti originari di questo terra e hanno dei diritti sacrosanti.

Secondo Lieberman tutti gli israeliani non ebrei dovranno giurare fedeltà a Israele in quanto Stato ebraico, altrimenti perderanno la cittadinanza. Se ciò dovesse diventare parte del programma del prossimo governo, quale sarà la reazione degli arabo israeliani?
La maggioranza dei palestinesi in Israele rifiuterà seccamente questa dichiarazione frutto di una ideologia razzista. Accettarla vorrebbe dire rinunciare a uno sviluppo d’Israele verso una democrazia rappresentativa di tutti i suoi cittadini. Non solo, finirebbe per autorizzare e legittimare politiche discriminatorie verso i cittadini non-ebrei. Quello che il mio partito – sin dalla sua fondazione a metà degli anni ’90 – ha cercato di dire a tutto il paese è che solo un Israele Stato per tutti i suoi cittadini, senza differenze, può trovare la stabilità interna e compiere il tragitto verso la pace.

Un discorso che gran parte delle forze politiche israeliane rifiuta seccamente. La commissione elettorale vi aveva escluso inizialmente dalle elezioni, proprio per questa vostra posizione.
Destra e sinistra sionista sono annebbiate dal nazionalismo sempre più sfrenato che genera personaggi come Lieberman. La nostra visione per il futuro di Israele è legittima, perché fa parte di un dibattito che coinvolge tanti nel paese, anche ebrei. Un dibattito del genere in Europa, ad esempio, verrebbe considerato normale mentre qui viene ritenuto addirittura «sovversivo». È forse sovversivo che una minoranza chieda di avere una sua biblioteca nazionale e una sua università? È una forma di ribellione chiedere che un comune arabo riceva gli stessi aiuti governativi che vengono garantiti a quelli ebraici? Noi non ci fermeremo, perché come minoranza abbiamo il diritto di pretendere uno Stato che finalmente rappresenti tutti i suoi cittadini, allo stesso livello, e di sollecitare il riconoscimento degli arabo israeliani come minoranza nazionale.

Le formazioni politiche arabe si presentano a queste elezioni ancora una volta divise, con il movimento islamico che chiede il boicottaggio del voto.
Le divisioni sono evidenti ma necessarie, perché facciamo riferimento a pensieri e ideologie diverse. Noi di Tajammo-Balad ci auguriamo che il Partito comunista comprenda finalmente che continuare a sostenere, come fa da 60 anni, due Stati per due popoli non è più aderente ad una realtà sul terreno e un clima politico che si è ulteriormente aggravato. Oggi non basta più invocare due Stati per due popoli, perché è necessario parlare anche di diritti, di uguaglianza, di lotta all’apartheid, di accesso alle risorse per tutti coloro che vivono in questa terra, in Israele e nei Territori occupati.

E il boicottaggio del voto proposto dallo sceicco Raed Salah capo del movimento islamico?
Lo ritengo un grave errore. Noi non siamo per il boicottaggio della Knesset (il parlamento, ndr) ma proponiamo invece una lotta politica per la trasformazione dello Stato di Israele alla quale possono e devono partecipare anche quegli israeliani ebrei che credono nella fine di una ingiustizia storica e si battono per una vera uguaglianza tra tutti i cittadini.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090205/pagina/09/pezzo/241386/

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