Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Israele: duello Netanyahu-Livni Razzo di Hamas nel Negev

Posted by claudiacampli su 8 febbraio, 2009

Il Sole 24 Ore

dall’inviato Ugo Tramballi

8 febbraio 2009

Il leader del Likud, formazione politica di destra, e l’attuale ministro degli Esteri, che guida il partito centrista Kadima, sono i favoriti nei sondaggi per le elezioni di martedì
GERUSALEMME – Probabilmente vincerà Bibi Netanyahu, il leader del Likud, la destra; forse all’ultimo momento Tzippi Livni e Kadima, il partito di centro, riusciranno a superarlo di un seggio. Ma anche dopo le elezioni di martedì in Israele, né il processo di pace con i palestinesi, né il Medio Oriente saranno diversi dal giorno precedente.
L’elezione per un Parlamento di 120 deputati di un Paese con circa 4 milioni di elettori, ma 33 partiti in lizza su base proporzionale pura, difficilmente può garantire stabilità. E un’elezione che si svolge all’ombra di una guerra appena finita a Gaza, non può che eccitare gli animi. In attesa di sapere se davvero vincerà Netanyahu o Livni riuscirà a fare un miracolo alla dodicesima ora, due cose sono ormai certe: dal voto uscirà un Esecutivo pletorico e diviso; e Israele svolterà comunque a destra, con una chiara maggioranza del Paese contraria a concludere il processo di pace con i palestinesi.

Incerto futuro per il processo di pace
L’ennesimo razzo dal cessate il fuoco di tre settimane fa a Gaza, lanciato domenica da Hamas e caduto su Israele nel Neghev senza provocare vittime, sembra confermare la convinzione che oltre la frontiera «non ci sono arabi che vogliano fare la pace con noi». È ciò di cui è convinto Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beiteinu, nuovo partito di destra e antiarabo, che sarà la sorpresa del voto: i sondaggi lo prevedono al terzo posto, perfino davanti al Labour di Ehud Barak.

La complessità del quadro politico e la svolta a destra sono la miscela che renderà difficili i prossimi mesi di Israele. I partiti del fronte nazional-religioso e antiarabo conquisteranno più seggi di quello del centro-sinistra favorevole alla ripresa del dialogo di pace con i palestinesi. Ma per formare un Governo di destra Bibi Netanyahu dovrebbe arruolare forze politiche ed esponenti imbarazzanti per la democrazia israeliana. Considerando i segnali già lanciati dall’amministrazione Obama, intenzionata a riprendere al più presto il dialogo diplomatico, un Governo israeliano che lo respingesse si troverebbe in rotta di collisione con l’America, il più importante e sincero alleato d’Israele.

A Netanyahu (27 seggi secondo l’ultimo sondaggio consentito prima del voto) non resterebbe che fare un Governo di unità nazionale con Kadima (25) e il Labour (14). Ma anche con il partito di Lieberman (18). Le differenze sulle formule economiche per uscire dalla crisi, quelle su quanto la sicurezza debba essere affidata alle forze armate, sono inesistenti. Ma è sul futuro del processo di pace, su quali sacrifici accettare per realizzarlo, perfino sul diritto palestinese a uno Stato, che le posizioni al momento sono inconciliabili.

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