Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

La rimonta di Livni mette ko Netanyahu

Posted by Folco Zaffalon su 11 febbraio, 2009

di Michele Giorgio – GERUSALEMME IL VOTO IN ISRAELE

Primi risultati: la guerra di Gaza paga. La leader centrista è prima per un soffio, Labour bastonato ma vivo. Le destre razziste avanzano, fare un governo sarà difficile mette ko Netanyahu Exit poll: Kadima 30 seggi, Likud 28. Vola l’ultra destra di Lieberman: 15 seggi. E i laburisti solo quarto partito

Tzipi Livni ieri sera avrebbe ottenuto una clamorosa, sebbene esigua, vittoria sul candidato del Likud, Benyamin Netanyahu. Il ministro degli esteri e leader del partito «centrista» Kadima era data da tutti gli exit poll in vantaggio di un paio di seggi (30) sul rivale di destra (28). Se confermata dallo spoglio delle schede, la vittoria di Livni avrebbe il sapore di una beffa per Netanyahu che fino a due mesi fa era dato in vantaggio anche di dieci seggi da tutti i sondaggi. Da parte sua la leader di Kadima potrebbe vantare un successo personale, frutto di una campagna elettorale efficace soprattutto nell’ultima parte, fondata sul «voto utile» che ha strappato consensi vitali soprattutto ai laburisti e al Meretz (sinistra sionista) e puntata molto sul voto delle donne. Ma anche frutto della sanguinosa offensiva militare a Gaza del mese scorso che le ha dato l’immagine di leader «forte». Crollano i laburisti e il Meretz. I primi – con 13 deputati – sono solo la quarta forza politica di Israele, superati anche da Yisrael Beitenu dell’ultranazionalista Avigdor Lieberman (15 parlamentari). Quest’ultimo tuttavia ha ottenuto un successo meno vistoso delle previsioni, a causa dell’appello al «voto utile» lanciato da Netanyahu agli elettori di destra. Lieberman in ogni caso alla Knesset si troverà alla testa di un partito (Yisrael Beitenu) rafforzato e arbitro della formazione di qualsiasi governo di coalizione. Le sue «valutazioni» saranno decisive quando, tra una settimana, il capo dello Stato Shimon Peres avvierà le consultazioni per affidare l’incarico di premier e la formazione del nuovo governo. Soprattutto Lieberman si offrirà di far parte di qualsiasi coalizione pur di ottenere un ministero ad alta responsabilità. Punterà con decisione a quello dell’interno, uno dei più delicati per i rapporti tra la maggioranza della popolazione ebraica e la minoranza araba, in un paese dove la demografia non è una scienza ma una politica. Noti commentatori israeliani hanno ridimensionato il pericolo Yisrael Beitenu ipotizzando un Lieberman estremista in campagna elettorale e più «pragmatico» all’interno del governo. L’ultranazionalista giunto dalla Moldavia però è un politico abile, ben cosciente che solo attuando la parte più rilevante del suo programma (razzista) potrà garantirsi il futuro e puntare ancora più in alto, in caso contrario alle prossime elezioni rischierà il crollo, come avvenuto, ad esempio in Europa, ad altri leader dell’estremismo di destra. Un altro dato riguarda gli elettori israeliani che, contrariamente alle previsioni della vigilia, sono andati a votare con un’affluenza più alta di alcuni punti percentuali rispetto alle politiche del 2006. L’appello al voto lanciato da Netanyahu e Livni ha avuto l’effetto di smentire le previsioni dagli specialisti circa una partecipazione inferiore al 63% del 2006. L’allarme suscitato da Lieberman peraltro ha spinto molti arabo israeliani ad andare ai seggi elettorali nonostante le voci di un boicottaggio del voto circolate insistenti nei giorni scorsi nei villaggi della Galilea e tra i palestinesi residenti nelle città miste. Il maggior astensionismo si è registrato tra gli israeliani ebrei che vivono nel sud del paese preso di mira dai lanci di razzi palestinesi, insoddisfatti dall’esito delle recente offensiva militare a Gaza, nonostante l’uccisione nella Striscia di 1.300 persone (tra i quali centinaia di donne e bambini) e la distruzione di migliaia di case. «Niente voto», hanno deciso molti elettori di Sderot, Ashqelon e altri centri vicini ala Striscia. Dall’altra parte della linea di confine la gente di Gaza, che ha ancora negli occhi le scene dei massacri e dei bombardamenti del mese scorso, ha seguito con disinteresse totale le elezioni in Israele nella convinzione che qualsiasi esecutivo uscirà dal voto non farà alcuna differenza per la popolazione palestinese. «Livni e Netanyahu sono due facce della stessa medaglia», ha commentato Abdel Qader al-Shamali, proprietario di un negozio di elettronica a Gaza city «Livni ha lavorato per rovesciare il potere di Hamas e Netanyahu ha promesso di fare lo stesso». Da parte sua il presidente palestinese uscente, Abu Mazen, ieri da Roma ha fatto sapere di essere pronto a negoziare con qualsiasi governo israeliano.

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090211/pagina/11/pezzo/241894/

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