Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Elezioni: Israele in stallo

Posted by gaetanoditommaso su 12 febbraio, 2009

LIMES

di Lucio Caracciolo

I risultati delle ultime elezioni in Israele hanno aperto la strada a diverse possibilità di governo. L’estrema destra rimane tuttavia determinante. Le priorità della nuova amministrazione, fra Gaza e Iran.

Le elezioni in Israele sono come le prove ufficiali di un Gran Premio di Formula 1. Servono a formare la griglia di partenza. Non sono decisive per stabilire quale governo si farà e chi lo guiderà. Per questo occorrerà attendere diverse settimane, forse un paio di mesi. Dal voto del 10 febbraio emergono infatti i seguenti dati di fondo.

Primo, la società israeliana è sempre più orientata a destra, e fa della sicurezza la priorità delle priorità.

Secondo, per conseguenza la sinistra, e in particolare la sua forza storica più rilevante, il partito laburista, è ridotta ai minimi termini.

Terzo, Kadima si conferma come primo partito, ad onta dei sondaggi (nella metafora automobilistica, i sondaggi equivalgono alle prove libere, cioè non valgono nulla). In particolare, è considerato dall’elettorato di centro sinistra come il vero polo alternativo alla destra del Likud. Con ciò sottolineando l’inutilità dei laburisti.

Quarto, Beniamin Netanyahu non ce l’ha fatta. Fino alla guerra di Gaza era favoritissimo, ma negli ultimi giorni evidentementre il partito di Tzipi Livni, Kadima, è riuscito a drenare una sufficiente quantità di voti laburisti per ergersi a primo partito, sia pure per un solo seggio.

Quinto, il vero vincitore di queste elezioni è Avigdor Lieberman, capo del partito “Israele Casa Nostra”. Quale che sia la combinazione di governo, la sua presenza è inevitabile.

Sesto, infatti, a questo punto, le due meno improbabili coalizioni sarebbero o quella di destra, guidata da Netanyahu e composta da Likud, Israele Casa Nostra, Shas e partiti nazional-religiosi, oppure una grande coalizione guidata da Livni con dentro tutti (Laburisti, Likud, Israele Casa Nostra e Kadima).

Altre due ipotesi di riserva sono un’alternanza fra Netanyahu e Livni, per cui governerebbero due anni per uno, oppure semplicemente lo stallo e nuove elezioni.

Quel che è certo è che la priorità di qualsiasi governo israeliano non sarà un vero negoziato con i palestinesi. Questo non esclude che si possa continuare la pantomima già inscenata da Abu Mazen e Olmert, mente esclude che qualsiasi esercizio diplomatico possa produrre uno Stato palestinese, almeno nel tempo prevedibile. La priorità di sicurezza di Israele è infatti l’Iran. Sarà interessante vedere come il nuovo governo si rapporterà agli americani. Le aperture di Obama al dialogo con Teheran preoccupano l’establishment di Gerusalemme. Sarà quindi importante vedere se questi malumori per ora sotterranei verranno in superficie.

Infine, Israele deve fare i conti con una crisi economica e sociale non meno grave di quella attraversata dai principali paesi industriali. Anche questo sarà un terreno di scontro fra le fazioni politiche le quali, fra ambizioni personali e odi reciproci, saranno chiamate nelle prossime settimane a sciogliere il rebus di chi governerà Israele.

http://temi.repubblica.it/limes/elezioni-israele-in-stallo/

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