Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Gaza, ai palestinesi 4,4 miliardi di dollari dai Paesi donatori

Posted by claudiacampli su 2 marzo, 2009

Il Sole 24 Ore


Alla conferenza dei donatori a Sharm El Sheikh i palestinesi hanno ottenuto 4,481 miliardi di dollari per la ricostruzione della Striscia di Gaza. Lo si legge nella dichiarazione finale della conferenza internazionale.

Gli aiuti statunitensi alla Striscia di Gaza «non potranno essere svincolati dal processo di pace» ha sottolineato il segretario di Stato americano Hillary Clinton alla conferenza internazionale dei donatori.

Al summit convocato a Sharm el Sheikh dal rais egiziano Hosni Mubarak, hanno partecipato oltre 70 Paesi. Per gli Stati Uniti era presente il segretario di Stato Usa Hillary Clinton; presenti anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e il presidente francese Nicolas Sarkozy. Per l’Italia, insieme al presidente Berlusconi, ha partecipato anche il ministro degli Esteri Franco Frattini.

Dei 900 milioni di dollari promessi dagli Stati Uniti a favore dei palestinesi che il segretario di stato americano, Hillary Clinton, ha annunciato alla Conferenza dei donatori di Sharm El-Sheikh, solo 300 andranno a favore della Striscia di Gaza, gli altri saranno devoluti all’Autorità palestinese (Anp). Lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Robert Wood. «Alla conferenza dei donatori noi daremo il nostro sostegno all’Autorità palestinese e alla ricostruzione di Gaza per un totale di 900 milioni di dollari», ha ribadito Wood, che ha poi precisato che, del totale, 300 milioni andranno a favore dei «bisogni umanitari urgenti» della Striscia di Gaza controllata da Hamas, attraverso i canali dell’Onu e delle Ong. Altri 200 milioni saranno devoluti a favore del bilancio dell’Anp del presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas), che ha annunciato un fabbisogno di 1,5 miliardi di dollari per far quadrare il bilancio 2009. I rimanenti 400 milioni di dollari, ha detto infine il portavoce del dipartimento di stato Usa, andranno a sostenere il programma economico dell’Anp in Cisgiordania.

Dall’Italia per la ricostruzione di Gaza arriveranno 100 milioni di dollari. Ad annunciarlo, durante la conferenza di Sharm el Sheikh per la ricostruzione della Striscia, è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «L’Europa farà la sua parte come il mio Paese».

Entro la fine dell’anno bisogna realizzare una conferenza di pace per il Medio Oriente, «anche imponendola», perchè è ora di «assumersi il rischio della pace. È una questione di volontà: se vogliamo aspettare che si realizzino le condizioni per la pace si dovrà aspettare a lungo, facciamo del 2009 l’anno della pace». Lo ha sostenuto il presidente francese, Nicolas Sarkozy, nel suo intervento alla conferenza dei donatori per Gaza a Sharm El Sheikh, esortando tutti i palestinesi a riunirsi in un «Governo di unione nazionale» guidato dal presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen). Ricordando che la conferenza di Parigi per lo Stato palestinese di dicembre 2007 «ha permesso di mettere in circolo 7,7 miliardi di dollari in tre anni», tre dei quali sono stati finanziati nel 2008 («un successo senza precedenti»), Sarkozy ha ricordato che la ricostruzione di Gaza è essenziale, «ma non bisogna dimenticare la Cisgiordania, dove Mahmud Abbas ha avuto il merito di mantenere la calma» durante la recente guerra nella Striscia di Gaza. A proposito della riconciliazione interpalestinese Sarkozy si è rivolto ai Paesi che hanno legami con Hamas: «voi avete una responsabilità particolare – ha detto Sarkozy – per incoraggiare questo movimento ad unirsi al presidente Abbas, il cui cammino di pace, e solo quello, produrrà risultati». Ai dirigenti palestinesi, ed in particolare a quelli di Hamas, con tono molto deciso il capo dell’Eliseo ha scandito: «se volete essere rispettati, dovete seguire una politica rispettabile, cioè una soluzione politica con Israele. Dovete riconoscere la sicurezza di Israele».
Ma il clima a Sharm è di incertezza. Fortemente voluto dal Cairo – più che mai attivo nel ruolo di mediatore fra le fazioni palestinesi, e fra Hamas e Israele – il vertice rischia di non sortire gli effetti desiderati: la raccolta di 2,8 miliardi di dollari, come richiesto dall’Autorità nazionale palestinese e il raggiungimento di una tregua stabile tra la Striscia e Tel Aviv. L’autorevolezza dell’appuntamento infatti, appare minata su diversi fronti, a partire dalla stabilità e dalla sicurezza del Paese ospite. Solo una settimana fa, il terrorismo ha colpito di nuovo l’Egitto e in particolare uno dei luoghi simbolo del turismo internazionale di passaggio al Cairo: il mercato di Khan El Khalili, nel cuore della vecchia Cairo. Era dall’aprile del 2005 che la capitale egiziana non era toccata da attentati, mentre l’ultimo atto sanguinario a segnare il Sinai risaliva al 2006: un breve lasso di tempo in realtà, eppure sufficiente a rassicurare i circa 13 milioni di visitatori che ogni anno visitano la terra dei Faraoni.

Diversi sono poi gli obiettivi e le strategie dei partecipanti, che negli ultimi giorni si sono mossi in ordine sparso nella regione euro-mediterranea. Fra l’altro, ha destato non poche perplessità la visita nella Striscia di Gaza dell’inviato del Quartetto (Stati Uniti d’America, Unione europea, Russia, Nazioni unite) in Medio Oriente, Tony Blair, percepita dai media arabi come un passo tardivo e maldestro: dal giugno 2007, infatti, cioè da quando Hamas ha assunto il controllo della Striscia con la forza, in coincidenza con la nomina di Blair, l’inviato speciale non aveva mai visitato l’enclave palestinese confinante con l’Egitto. Ciascuno per conto proprio, invece, i singoli membri del Quartetto hanno fatto sentire la propria presenza nell’area.

È probabile che la comunità internazionale non riuscirà ad esprimersi con una voce sola e che di fronte a una platea composta da capi di Stato, ministri degli Esteri, leader di organizzazioni internazionali a emergere sarà invece la nuova Amministrazione americana. La conferenza per Gaza potrebbe insomma trasformarsi in un palcoscenico, un trampolino per il nuovo corso statunitense nella zona euro-mediterranea. Per il Segretario di Stato americano Hillary Clinton – in carica da poco più di un mese – la conferenza di Sharm sarà solo una tappa di un più ampio tour in Europa e Medio Oriente – Bruxelles, Egitto, Israele, Ankara le tappe prestabilite – ma si protrarrà per tutta la settimana, a sottolineare l’interesse americano per un nuovo corso politico condiviso. Ora si attende di capire quanto spazio di manovra lascerà agli Stati Uniti la Russia di Dimitri Medvedev, interessata a recuperare la propria influenza nell’area. (P. F.)

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