Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Gaza, conferenza per la ricostruzione. Berlusconi: «Da noi 100 mln di dollari»

Posted by valecardia su 2 marzo, 2009

CORRIERE DELLA SERA

A Sharm El Sheikh, presenti 80 delegazioni

L’obiettivo è mettere insieme almeno 2,8 miliardi di dollari per finanziare un piano di sostegno economico

CAIRO – È iniziata a Sharm El Sheikh, con un intervento del presidente egiziano Hosni Mubarak, la conferenza internazionale per la ricostruzione di Gaza e per il rilancio dell’economia palestinese sei settimane dopo la fine dell’operazione israeliana contro Hamas (27 dicembre-18 gennaio). Sono presenti circa 80 delegazioni. L’obiettivo è mettere insieme almeno 2,8 miliardi di dollari (oltre 2,2 miliardi di euro) per finanziare un piano di ricostruzione del territorio palestinese e di sostegno economico messo a punto dall’Anp del presidente Abu Mazen. Lunedì mattina il leader palestinese ha avuto un colloquio bilaterale con il premier Silvio Berlusconi, prima dell’intervento di quest’ultimo in plenaria nelle vesti di co-sponsor del summit. Presenti anche il presidente francese Nicolas Sarkozy, il segretario di Stato americano Hillary Clinton, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Javier Solana e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Intanto non cessano le tensioni nella Striscia, dove domenica sono stati lanciati razzi contro il sud di Israele. Il premier uscente israeliano Ehud Olmert ha minacciato una «reazione severa».

MUBARAK – «In questo momento la priorità è quella di arrivare a una tregua nonostante i passi indietro fatti da Israele – ha detto il presidente egiziano Hosni Mubarak aprendo i lavori -. Gaza è parte integrante dei territori occupati e durante la guerra ha subito forti danni. Noi come comunità internazionale possiamo fare molto per la ricostruzione dei servizi essenziali e per far ritornare la vita normale in questa città. La questione della ricostruzione è parte essenziale dell’iniziativa egiziana per porre fine alle violenze a Gaza. Gli sforzi egiziani continuano ancora oggi per far entrare aiuti umanitari a Gaza ma ora la vera priorità è l’arrivo ad un accordo per la tregua tra palestinesi e israeliani e nonostante il venir meno degli israeliani, e la sua volontà di inserire la tregua nella trattativa per lo scambio dei prigionieri, noi speriamo che possa cambiare la sua posizione».

BERLUSCONI – Durante il suo intervento, Berlusconi ha promesso che l’Italia stanzierà cento milioni di dollari, ma spalmati in quattro anni: «L’Europa farà la sua parte come il mio Paese. Annuncio 100 milioni di dollari come contributo italiano per la sola ricostruzione di Gaza. Con Mubarak abbiamo parlato del fatto che l’impegno si estende anche per i prossimi anni, quindi ho potuto prendere un impegno fino agli anni 2010-2011». Il premier ha sottolineato che è necessario creare due Stati, quello palestinese accanto a quello israeliano, che vivano in pace e sicurezza attraverso governi di unità nazionale. Gli israeliani – ha concluso – si diano «un governo capace di volere la pace e di assumersi i sacrifici che la pace comporta», i palestinesi si riconcilino e si riconoscano in un governo che abbia in Abu Mazen la spinta «a una pacificazione che la storia impone». Berlusconi ha detto che il piano Marshall è una delle priorità del G8 e ha prospettato un collegamento tra il mar Rosso e il mar Morto: «È importante per tutti gli Stati della regione perché ogni anno il livello del mar Morto scende in modo definitivo. È un piano voluto anche da Mubarak e che noi presenteremo al G8 e al G14».

SARKOZY – Anche Sarkozy ha invitato i palestinesi a mettere in piedi un governo di unità nazionale sotto il presidente Abu Mazen: «Lo dico ai paesi che hanno legami con Hamas, voi avete una responsabilità particolare per esigere che si riunisca al presidente Abu Mazen, il cui percorso per la pace, e solo quello, produrrà dei risultati». Il presidente francese ha rilanciato la proposta di una conferenza di pace: «Auspico che in primavera, in Europa, si tenga un vertice per rilanciare la pace nei suoi tre aspetti. Bisogna incoraggiare le parti a stabilire un calendario che porti entro la fine di quest’anno alla firma di un accordo e alla creazione di uno Stato palestinese percorribile, democratico, moderno, che vive accanto a quello di Israele». Sarkozy ha poi ribadito la sua determinazione a ottenere la liberazione del soldato franco-israeliano Gilad Shalit, prigioniero di Hamas da oltre due anni.

ABU MAZEN – Lo stesso Abu Mazen ha detto che le fazioni palestinesi non possono fare altro che riconciliarsi, dicendosi pronto al dialogo per un governo di unità nazionale e nuove elezioni presidenziali e legislative. «I nostri sforzi di ricostruzione verrebbero minacciati in assenza di una soluzione politica – ha detto il presidente dell’Anp -. È tempo che il popolo palestinese ottenga la sua libertà e che nasca uno Stato palestinese». Giovedì al Cairo Hamas e Fatah hanno concordato un dialogo per giungere al governo di unità nazionale entro il 20 marzo. Il precedente governo fu sciolto da Abu Mazen dopo che Hamas prese il potere nella Striscia nel giugno 2007.

900 MLN DA USA – Il Consiglio di cooperazione dei paesi del Golfo ha annunciato che destinerà 1,65 miliardi di dollari, mentre gli Stati Uniti verseranno all’Autorità nazionale palestinese 900 milioni, dei quali solo 300 andranno a Gaza, mentre 200 serviranno per aiutare i bilanci dell’Anp da tempo in rosso e 400 saranno destinati ad aiutare il programma di sviluppo economico della Cisgiordania. Hillary Clinton ha sottolineato che gli aiuti statunitensi «non potranno essere svincolati dal processo di pace». «Non vogliamo solo ricostruire ciò che gli israeliani hanno distrutto – ha spiegato il ministro per la Programmazione dell’Anp, Samir Abdullah al-Khita – ma vogliamo intervenire su tutti i problemi dell’economia locale combattendo in primo luogo la povertà, la disoccupazione e il deficit economico». Sono 34.270 le abitazioni distrutte parzialmente nel recente conflitto, altre 3.875 vanno ricostruite dalle fondamenta; secondo l’Onu ci sono 25.110 famiglie che hanno bisogno di una casa.

02 marzo 2009

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