Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Netanyahu: sarò un partner per i palestinesi

Posted by valecardia su 26 marzo, 2009

CORRIERE DELLA SERA

Primi passi Dopo l’intesa con i laburisti, il premier incaricato potrebbe presentare il governo in parlamento mercoledì.

Ma la radio militare rivela: progetto segreto con Lieberman per nuovi insediamenti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME — Ha dormito, e si vede. Dopo le nottate a trattare con Barak, Bibi Netanyahu è fresco e soddisfatto alla sua ultima conferenza stampa da premier incaricato: «Quanta gente — sorride, presentandosi ai manager che l’attendono per un convegno all’hotel David Citadel —: non vi aspetterete mica qualcosa?».
S’aspettano tutti un governo (lunedì o martedì, il giuramento; mercoledì, il voto alla Knesset), e si sa che la maggioranza sarà destra Likud-nazionalisti di Lieberman-laburisti di Barak- sefarditi religiosi Shas-coloni di Focolare nazionale. Ma s’aspettano, tutti, anche un programma: «Penso che i palestinesi troveranno nel mio governo un partner per la pace», è il primo messaggio, dovuto, poche ore dopo il discorso di Obama e quell’accenno del presidente americano a «uno status quo insostenibile», alla «pace necessaria»: «Saremo un partner di pace, di sicurezza, di rapido sviluppo dell’economia palestinese — scandisce Netanyahu – . La pace non è solo l’obbiettivo finale, è lo scopo comune e durevole di tutti i governi israeliani, compreso il mio».
Quel che non dice, Bibi, forse conta di più: nessun accenno alla costruzione d’uno Stato palestinese, né al ritiro dalle colonie. Quanto basta ad alimentare un sospetto: proprio all’ora della conferenza stampa, la radio militare israeliana rivela che Bibi e Avigdor Lieberman avrebbero stretto un patto segreto, non scritto, per nuove espansioni di colonie. Di segreto in realtà c’è poco, perché un giornale ne aveva già parlato due mesi fa: è il progetto E-1, accantonato dopo le proteste palestinesi e la contrarietà Usa, per collegare a Gerusalemme i 33mila coloni di Maaleh Adumin, di fatto tagliando in due la Cisgiordania e rendendo più difficile la futura nascita di due Stati. «Se questo patto c’è davvero — avverte Saeb Erekat da Ramallah —, è la fine di ogni negoziato».
Netanyahu è un venticello che comincia a gelare molti rapporti. Dentro e fuori. Tzipi Livni giudica «brutta politica» il reclutamento di Barak. E il presidente siriano Assad, a sorpresa, parla per la prima volta di «fallimento» in quei negoziati indiretti sul Golan che durano da mesi. La controffensiva è già cominciata, però, fuori e dentro. Con un primo monito all’Iran, per voce dei servizi segreti, secondo i quali l’atomica di Teheran «sarà pronta entro un anno». E con una risposta a chi accusa Israele d’essere andato con la mano pesante nella guerra di Gaza: dei 1.300 morti, dice l’esercito, s’è accertato che almeno 600 erano militanti di Hamas. E che fra i civili morti, sempre tantissimi, quelli al di sotto dei 15 anni sono 189, non 400 come sostenevano i palestinesi. Cifre meno pesanti, ma che cambiano poco: specie ora che anche Human Right Watch rilancia le accuse sul fosforo bianco.

F. Bat.
26 marzo 2009

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