Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

“Israele non vincolato ad Annapolis”

Posted by alicemarziali su 1 aprile, 2009

LA REPUBBLICA

GERUSALEMME – Israele non si ritiene vincolata all’accordo siglato ad Annapolis con i palestinesi. Lo ha detto Avigdor Lieberman, l’espatriato russo e leader del partito di ultradestra Yisrael Beitenu, divenuto ministro degli Esteri del governo israeliano presieduto dal leader del Likud Benjamin Netanyahu.

Secondo un portavoce governativo, Lieberman ha anche detto che Israele si ritiene tenuto a onorare l’itinerario di pace tracciato dal Quartetto. Ma “il governo di Israele non ha mai ratificato Annapolis, né lo ha fatto il Parlamento”, ha aggiunto. Lieberman ha fatto queste affermazioni nel corso di una cerimonia al ministero degli Esteri per il passaggio delle consegne dal suo predecessore, la signora Tzipi Livni.

Il neo ministro degli Esteri ha affermato oggi che concessioni e rinunce di Israele nei confronti degli arabi non porteranno alla pace: “Sbaglia chi pensa che per mezzo di rinunce e concessioni possa ottenere stima e pace. E’ vero il contrario, otterrà ancora guerre”.

“Anche se dovessimo ripetere la parola pace 20 volte al giorno – ha continuato Lieberman – non avremo la pace. Più faremo rinunce e più la situazione peggiorerà”. Lieberman, che in passato aveva usato dure espressioni nei confronti dell’ Egitto e del presidente Hosny Mubarak, ha ora definito l’ Egitto uno stato importante e un elemento di stabilità nella regione. Ha detto che sarebbe pure lieto di compiere una visita al Cairo.

Annapolis aveva rilanciato i negoziati sulla base del Quartetto, ma in campagna elettorale Netanyahu è sempre stato tiepido su questo punto e ora Lieberman ha compiuto una netta rottura rispetto al suo predecessore Tzipi Livni che guidò la delegazione israeliana alla Conferenza.

Dura la reazione dei palestinesi: Nabil Abu Rdaina, portavoce del presidente dell’Anp Abu Mazen, ha chiesto agli Stati Uniti di “opporsi alle posizioni enunciate da Avigdor Lieberman sullo Stato palestinese”. “Questa è una sfida alla comunità internazionale e agli Stati Uniti che hanno adottato la soluzione basata dei due Stati”, ha aggiunto Nabil Abu Rdainah. “Gli Stati Uniti – ha continuato – devono prendere una posizione chiara contro questa politica prima che le cose peggiorino. La comunità internazionale dovrebbe rispondere a queste provocazioni che minacciano la sicurezza e la stabilità della regione”.

Alla cerimonia per l’insediamento del nuovo premier, il presidente israeliano, Shimon Peres, ha sollecitato Benjamin Netanyahu a negoziare con i palestinesi e i leader arabi. Peres ha ricordato al leader del Likud che il suo governo “deve fare uno sforzo supremo per far avanzare il processo di pace su tutti i fronti”. “Il governo uscente ha adottato la visione di due Stati per due popoli, promossa dall’amministrazione Usa e accettata dalla maggior parte dei Paesi del mondo”, ha ricordato il Premio Nobel per la pace. “Il tuo governo”, ha aggiunto, “dovrà modellare la realtà a venire”, e ha aggiunto: “Ci attende un compito difficile e dobbiamo metterci immediatamente al lavoro”.

Il cinquantanovenne leader del Likud è alla sua seconda esperienza da premier. Guida una coalizione con i laburisti, l’ultra-nazionalista Yisrael Beitenu, gli ultra-ortodossi dello Shas e varie formazioni religiose minori. Proprio oggi, poco dopo la cerimonia del passaggio delle consegne con il predecessore Ehud Olmert, un nuovo partito si è aggiunto alla coalizione: è il partito ultraortodosso Torah Unita nel Giudaismo che avrà due sottosegretari, alla Salute e all’Istruzione.

Scettico verso il nuovo esecutivo il presidente palestinese, Abu Mazen, che ha accusato Netanyahu “non credere nella pace”. “Benjamin Netanyahu non ha mai creduto nella soluzione dei due Stati o accettato gli accordi sottoscritti e non vuole fermare i nuovi insediamenti, questo è ovvio”, ha affermato.

“Dobbiamo dire al mondo che quest’uomo non crede alla pace, quindi come possiamo trattare con lui?”, ha aggiunto il leader palestinese che ha detto di voler “rimettere la palla nel campo dei leader mondiali in modo che premano su Netanyahu affinché si assuma le sue responsabilità”.

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/medio-oriente-52/liebernan-annapolis/liebernan-annapolis.html

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