Rassegna Stampa Elezioni Israeliane 2009

Monitoraggio attraverso i media internazionali delle elezioni in Israele del Febbraio 2009

Posts Tagged ‘meretz’

OPINION/ The left on probation

Posted by alicemarziali su 10 aprile, 2009

ha’aretz

By Alexander Yakobson

Likud’s formation of a cabinet with Labor seems to offer Meretz a great opportunity. Many people want there to be a firm opposition. Meretz has a relative advantage in several important issues, the main one being its determined opposition to the settlement project. Kadima, which is also in the opposition, does not have a good record in this area. Labor is no better, considering that its leader, Ehud Barak, did not evacuate a single illegal outpost during his term as defense minister.

The settlement issue is not just another political matter. Focusing on it need not reflect tribal enmity toward the settlers and the national-religious community. It’s a question regarding the country’s future: whether the State of Israel has a future. Leggi il seguito di questo post »

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ANALISI / L’accordo di Governo sancisce la fine del partito laburista

Posted by claudiacampli su 24 marzo, 2009

Il Sole 24 Ore

di Ugo Tramballi

24 marzo 2009

E’ ancora difficile capire a cosa porterà l’accordo di governo fra Bibi Netanyahu e Ehud Barak riguardo alla pace, alla stabilità regionale e interna, alla forza della maggioranza in Parlamento. La cosa più probabile, al momento, sembra solo la fine del partito laburista. Leggi il seguito di questo post »

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L’equazione mediorientale in una parola: missili

Posted by claudiacampli su 20 marzo, 2009

Israele.net

Da un articolo di Bradley Burston

(…) Non credo che, a migliaia di chilometri di distanza, nessuno possa realmente capire. Si considerino con attenzione i risultati delle elezioni in Israele e si vedrà che una chiara maggioranza dell’elettorato ha votato per partiti che si sono esplicitamente espressi a favore di un eventuale stato palestinese in Cisgiordania e striscia di Gaza, e che solo il 6% dei voti è andato a partiti che rifiutano categoricamente questa prospettiva.
Dunque, come si spiega il comportamento apparentemente incomprensibile di questi elettori? Quale comun denominatore – a parte le malvagie intenzioni attribuite dagli osservatori stranieri – può spiegare la continua occupazione della Cisgiordania con il rischio demografico incombente, e la rabbia furibonda e mal compresa di questa nazione israeliana etichettata come l’unica colpevole di ogni malefatta e, quando invece è vittima, come certamente meritevole delle malefatte che subisce? Ebbene, sembrerà incredibile, ma in tutto questo abbacinante e intricato bazar che è l’equazione mediorientale, tutto ciò si spiega con una sola parola: missili.
Furono i missili di Saddam Hussein del 1991 che ci portarono in questo processo di pace, e sono i missili palestinesi che oggi, giorno dopo giorno, stanno seppellendo quella pace una palata dopo l’altra. Fondamentalmente sono i missili, e non il razzismo, ciò che ha portato Avigdor Lieberman fin dove si trova oggi. E più di ogni altro fattore, sono i missili ciò che può spiegare cosa è accaduto alla sinistra israeliana, al Meretz e soprattutto al partito laburista.
Quando Saddam Hussein lanciò 39 missili balistici su Tel Aviv, su Haifa e su Dimona, mutò radicalmente il modo in cui gli israeliani consideravano l’importanza attribuita al mantenimento dei territori per ragioni di sicurezza. Tutt’a un tratto la minaccia arrivava da 1.500 chilometri di distanza, e dunque che senso aveva restare aggrappati e insediarsi stabilmente sui colli di Samaria, in Cisgiordania, o sulle dune sabbiose della striscia di Gaza settentrionale? Fu quello il principale fattore che spianò la strada all’avvio di ciò che sarebbe diventato noto come processo di pace, a partire dalla conferenza di Madrid dell’autunno 1991.
Nel 2005, neanche un giorno dopo che le forze israeliane avevano finito di sgomberare fino all’ultimo ebreo dalla striscia di Gaza, i palestinesi montarono rampe di lancio sulle rovine degli insediamenti appena abbandonati. E puntarono i loro missili non solo su Sderot, ma anche su alcuni di quei kibbutz che erano stati fra i più attivi sostenitori della causa di una Palestina indipendente a fianco di Israele. Questo gesto, e le migliaia di missili che seguirono, cambiarono di nuovo completamente gli israeliani, ponendo fine repentinamente al concetto di “terra in cambio di pace”: giacché nessuno qui, nemmeno il più ardente sostenitore dell’indipendenza palestinese in Cisgiordania, è disposto a lasciare che l’aeroporto Ben-Gurion, Tel Aviv e Gerusalemme finiscano sotto la costante minaccia di missili nemici. Tutt’a un tratto si è creato un nuovo consenso, e il processo di pace, il movimento pacifista e con esso i laburisti e il Meretz hanno ricevuto il benservito.
Dieci anni fa il leader dei libanesi Hezbollah, Hassan Nasrallah, elettrizzò gli estremisti islamisti, e in particolare quelli palestinesi, affermando che Israele era insicuro e fragile come una tela di ragno: una bella spallata di attentati suicidi e l’intera ragnatela sarebbe andata in pezzi.
Non ha funzionato. Il terrorismo suicida, di fatto, ha rafforzato e unificato Israele. Agli occhi del mondo post 11 settembre, poi, il terrorismo suicida stava mutato gli israeliani da cattivi in vittime, e i palestinesi dall’immagine di un novello David in quella di una versione raccapricciante e abominevole di Golia.
Ma ora Hamas guarda oltre. A questo punto, il miglior modo per distruggere Israele è lasciarlo esattamente com’è: dosare, regolare le salve di missili lanciati sui civili israeliani giusto quel tanto da renderli accettabili al resto del mondo ma assolutamente intollerabili per gli israeliani, e poi sedersi ed aspettare che demografia ed esasperazione facciano il miracolo. Nessuna meraviglia che i capi di Hamas ritenuti moderati si dichiarino disposti a una tregua anche di 50 anni: a quel punto gli arabi avranno semplicemente cancellato Israele dalla mappa geografica con la demografia e il voto.
Una chiara maggioranza degli ebrei israeliani lo sa bene. Ma non ho mai incontrato un solo israeliano, elettori del Meretz inclusi, che sia disposto a cedere la Cisgiordania quando già oggi Ashkelon è nel mirino dei tiratori e i missili partono senza soste. (…)

(Da: Ha’aretz, 17.03.09)

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Le Parti travailliste israélien va-t-il disparaître?

Posted by alicemarziali su 6 marzo, 2009

LE MONDE

C’était l’une des interrogations des élections légisaltives israéliennes anticipées du 10 février. Le reflux annoncé des électeurs du Likoud qui s’étaient tournés vers Kadima en 2006 allait-il s’accompagner d’un mouvement similaire pour ceux venus de la gauche et signer la mort de la formation centriste? Leggi il seguito di questo post »

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Lieberman recommends Netanyahu for PM

Posted by claudiacampli su 19 febbraio, 2009

Yediot Ahronoth

Yisrael Beiteinu chairman tells Peres Likud leader should be tasked with forming ‘broad coalition including all three major parties’; Meretz recommends neither candidate, says Livni broke campaign promise to ‘block Bibi-Lieberman government’

Ronen Medzini

Published: 02.19.09, 11:16 / Israel News
In his meeting with Shimon Peres in Jerusalem Thursday morning, Yisrael Beiteinu Chairman Avigdor Lieberman recommended that the president task Likud leader Benjamin Netanyahu with forming the next coalition. Sixty-five Knesset members, including members of Yisrael Beiteinu, support a Netanyahu-led government, while Kadima Chairwoman Tzipi Livni has yet to garner support from any party besides her own. However, Lieberman added that the recommendation is conditioned on the establishment of a “broad coalition.” “Netanyahu will be prime minister, but this will be both Netanyahu and Livni’s government, and Tzipi must get used to the idea that rotation (sharing of power) is not an option,” he said. According to him, the economic and security-related challenges facing Israel demand a broad coalition: “We need a

government that includes

all of the major parties – Kadima,

Likud and Yisrael Beiteinu. Other parties are also welcome to join.” Representatives of the HaBayit HaYehudi (Jewish Home) party also recommended Netanyahu for prime minister, while Meretz recommended neither candidate. “In light of the ideological liquidation sale conducted by Livni during the coalition talks with Lieberman, in direct contrast to her election promises, we cannot recommend that she form the next government,” incoming Meretz Knesset Member Nitzan Horowitz said. “Livni vowed during the campaign that she would block a Netanyahu-Lieberman government, and now she is bypassing Bibi from the right.” Following the meeting with Peres, Meretz Chairman Chaim Oron said, “We cannot recommend Bibi because his views contradict our basic values, and we did not recommend Livni because her ability to form a coalition is highly questionable. The ‘tango’ between Kadima and Yisrael Beiteinu is the main reason we are not backing Livni.”

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Jerusalem Diary: 16 February

Posted by gaetanoditommaso su 16 febbraio, 2009

16 February 2009

By Tim Franks
BBC News, Jerusalem

THE LEFT, SLAUGHTERED

“The thing about Israelis,” said Oron – and then paused, as he searched for the right words.

He was helping pack the wine that I had just bought from his shop close to the Jaffa Street.

It was two days after the election. Oron had voted Labour. His vote had helped the Labour party to limp to 13 seats – barely one-in-10 of the Knesset.

He picked up: “The thing about Israelis is: they like to slaughter sacred cows.” Leggi il seguito di questo post »

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Does Zionism legitimize every act of violence and injustice?

Posted by valentinabalzati su 12 febbraio, 2009

Gideon Levy,  Haaretz

The Israeli left died in 2000. Since then its corpse has been lying around unburied until finally its death certificate was issued, signed, sealed and delivered on Tuesday. The hangman of 2000 was also the gravedigger of 2009: Defense Minister Ehud Barak. The man who succeeded in spreading the lie about there being no partner has reaped the fruit of his deeds in this election. The funeral was held two days ago. Leggi il seguito di questo post »

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Now much reduced, Labor and Meretz look to pick up the pieces

Posted by Andrea Pompozzi su 12 febbraio, 2009

Feb. 12, 2009
Shelly Paz , THE JERUSALEM POST

Labor and Meretz are preparing for hard work in the opposition, where they believe they can pave the road to regaining the public’s trust.

Two days after the general elections that cut down both Meretz (from five to three Knesset seats) and Labor (from 19 to 13), they say that they are not considering joining the next government. They are not even sure whom, if anyone, they will recommend that President Shimon Peres designate to form that government. Leggi il seguito di questo post »

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La rimonta di Livni mette ko Netanyahu

Posted by Folco Zaffalon su 11 febbraio, 2009

di Michele Giorgio – GERUSALEMME IL VOTO IN ISRAELE

Primi risultati: la guerra di Gaza paga. La leader centrista è prima per un soffio, Labour bastonato ma vivo. Le destre razziste avanzano, fare un governo sarà difficile mette ko Netanyahu Exit poll: Kadima 30 seggi, Likud 28. Vola l’ultra destra di Lieberman: 15 seggi. E i laburisti solo quarto partito

Tzipi Livni ieri sera avrebbe ottenuto una clamorosa, sebbene esigua, vittoria sul candidato del Likud, Benyamin Netanyahu. Il ministro degli esteri e leader del partito «centrista» Kadima era data da tutti gli exit poll in vantaggio di un paio di seggi (30) sul rivale di destra (28). Se confermata dallo spoglio delle schede, la vittoria di Livni avrebbe il sapore di una beffa per Netanyahu che fino a due mesi fa era dato in vantaggio anche di dieci seggi da tutti i sondaggi. Da parte sua la leader di Kadima potrebbe vantare un successo personale, frutto di una campagna elettorale efficace soprattutto nell’ultima parte, fondata sul «voto utile» che ha strappato consensi vitali soprattutto ai laburisti e al Meretz (sinistra sionista) e puntata molto sul voto delle donne. Leggi il seguito di questo post »

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Israël : déroute historique pour le Parti travailliste

Posted by alicemarziali su 11 febbraio, 2009

LE MONDE

Les travaillistes qui, avec David Ben Gourion, leur figure tutélaire, sont considérés comme les pères fondateurs d’Israël ont subi, mardi 10 février, leur plus lourde défaite depuis qu’ils ont perdu le contrôle du pays pour la première fois en 1977. Avec seulement 13 sièges au lieu de 19 dans la précédente Knesset, Ehoud Barak, élu à la tête du parti en juin 2007, en remplacement de l’ancien syndicaliste Amir Péretz, n’est pas parvenu à redonner une âme et une combativité à son parti. Leggi il seguito di questo post »

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